Home Dillo a Sinapsi Napoli, Chiesa di Santa Caterina a Formello (Formiello)

Chiesa di Santa Caterina a Formello

Continua il Nostro tour tra le meraviglie spesso dimenticate di Napoli 

di Sergio Angrisano

Napoli, 30 ottobre,2016

Dillo a Sinapsi è tornata a sentire l’oramai “amico” della Nostra Rubrica Antonio Russo, esperto di storia e cultore delle meraviglie del patrimonio storico religioso di cui Napoli è definibile Capitale mondiale. Qui inizia la spiegazione  di Antonio, Il complesso monumentale di Santa Caterina a Formello è ubicato; nella Piazza dedicata al primo presidente partenopeo della Repubblica Italiana Enrico De Nicola, adiacente a Porta Capuana e al Castel Capuano.

russoLa chiesa è conosciuta con l’appellativo “a Formello” per la locuzione latina “ad formis” che significa presso i condotti, poiché sotto le mura passava l’antico acquedotto della Bolla, che attraversava parte della città al di sotto della chiesa. La Basilica fu dedicata alla martire Santa Caterina d’ Alessandria (287-305 d.c),per l’estremo sacrificio cui si sottopose per la  forte fede in Dio. Secondo una antica legenda Aurea, si racconta che la martire, successivamente santa, faceva parte di una famiglia ricca di Alessandria; come è confermato da diverse rappresentazioni iconografiche delle sue vesti. Ma Santa Caterina è ricordata anche per le sue capacità nell’ars dictandi; che utilizzò per convertire, dal paganesimo al cristianesimo, i 50 savi dell’ imperatore Massenzio (secondo altri Massimino Daia ). Nella chiesa oltre a richiamare la vita della Santa attraverso i suoi simboli, sono significativi anche richiami ai frati domenicani che erano rappresentati da: un cane e i due colori il bianco e il nero appunto in uso all’Ordine dei Domenicani. Tuttavia, prima che la presa della struttura fosse affidata ai frati Domenicani, per concessione di Federico II° D’Aragona, il Complesso era in custodia dei frati Celestini, di cui non si ha nessuna traccia tangibile del loro operato all’ interno della Chiesa in termini di scritti e opere d’arte. I frati Domenicani custodirono la chiesa di Santa Caterina a Formello fino all’alba del decennio di dominio francese: ovvero fino al 1809 anno in cui Giacchino Murat deciderne la soppressione” Bene, ci dice come siamo riusciti a risalire a queste informazioni?  Attraverso lo studio delle scritture bancarie dell’ Archivio Storico Banco di Napoli, emerge con chiarezza e stupore che l’intera struttura e le opere d’arte sono state realizzate nel corso dei secoli; quindi potremmo considerare la Chiesa di Santa Caterina  una piccola “San Pietro” a Napoli. Addirittura chiediamoContinua il Sig. Russo Santa Caterina a Formello è particolare per la sua struttura rinascimentale realizzata dall’architetto Romolo Balsimelli da Settignano che iniziò i lavori del complesso nel 1519 , tutto ciò è documentato dal Filangieri che ritrovò un documento attestante  un pagamento per e opere di realizzazione. Per la costruzione della chiesa, oltre alla pecunia spesa dai frati, sostennero l’edificazione di tale struttura famiglie importanti come: Zurlo, Aprano, Altavilla, Palmieri e la famiglia Spinelli. Quest’ ultima famiglia illustre si fece ampio carico delle spese di edificazione della chiesa come scrive anche lo storico dell’arte Vincenzo Rizzo in un suo libro: “Ferdinando Vincenzo Spinelli di Tarsia: Un principe napoletano di respiro europeo”. Alla cui  pagina 3, il Rizzo scrive con grande capacità di sintesi: “Famiglia di antica aristocrazia tra le più importanti e ricche (nel Viceregno spagnolo, nel Viceregno austriaco e, infine nel Regno Borbonico), che affondava le sue origini nel conte Boemonoro normanno (ma altri studiosi di araldica propendevano addirittura per una origine greca),quella degli Spinelli di Tarsia ebbe sempre molti scopi precipui da attuare per il sempre maggior lustro e potenza della famiglia: ottenimento di incarichi di sempre più elevato prestigio e potere; allargamento dei cespiti ed aumento delle entrate da essi derivanti, che provenivano spesso da conquiste lasciti reali e dotali; migliorazioni ed allargamenti dei palazzi e dei fondi di proprietà ;accrescimento delle opere d’arte accumulatesi nei secoli in seno alla famiglia; importanti cenotafi e memorie ad “perpetuam rei memoriam “ soprattutto nel vero Pantheon principale famiglia: quello dell’ intero transetto di S. Caterina a Formello:” inoltre dobbiamo considerare un aspetto fondamentale delle opere d’arte contenute a Santa Caterina a Formello sono state realizzate da molti artisti attivi a Roma come: Paolo Benaglia, Francesco Francareccio, Giacomo Del Po e Luigi Garzi.

E’ necessario cogitare anche a riguardo gli influssi del barocco derivati dal modus operandi sia di Gian Lorenzo Bernini sia di Francesco Borromini nell’opera dell’ Edicola di San Gennaro realizzata da Ferdinando Sanfelice e da Lorenzo e Domenico Antonio Vaccaro sul sagrato di Santa Caterina a Formello. Oltre ciò è doveroso pensare anche all’ arrivo di Luigi Bernini a Napoli per sfuggire a papa Clemente decimo nel 1670.In questo periodo Luigi aveva trasmesso agli artisti locali come Pietro e Bartolomeo Ghetti elementi per realizzare opere di gusto romano e in Santa Caterina a Formello vi sono opere di questi due; documentate sia dal Rizzo per quanto riguarda le aquasantiere, sia D’Addosio per quanto riguarda l’ altare di marmo della cappella delle reliquie. E’ necessario parlare del pittore romano Luigi Garzi(1638-1721) che realizzo’ in tale chiesa degli affreschi dal 1696 al 1698. L’affresco della controfacciata raffigurante:”Il martirio di S.Caterina d’Alessandria”rovinato dall’ inquinamento atmosferico quasi oscurato come nella cappella Sistina prima dei restauri degli affreschi di Michelangelo,l’affresco nella volta centrale che rappresenta:”S.Caterina D’ Alessandria in gloria contemplata da Santa Caterina da Siena” molto simile a quella di Santa Caterina a Magnanapoli a Roma realizzata nel 1713 dal Garzi. Risulta in parte rovinato mancante di una parte, tuttavia dalle fotografie d’epoca mostra come era anticamente. L’affresco è stato documentato già dal Rizzo nel lontano 1982 ,tuttavia recentemente ho trovato dei pagamenti inediti ;uno dei quali ci dice che il viaggio fatto dal Garzi da Roma a Napoli è stato pagato dai frati domenicani, precisamente nel Banco dei Poveri , giornale di Cassa, matricola 715,Sabato 3 Marzo 1696:”Al Venerabile Monastero di Santa Caterina a Formello, ducati 420,con girata di Fra Bernardino Bene per altri tanti P.Monsignor Gio Battista Spada, disse la valuta di scudi 315 di moneta romana …”. Passiamo ora agli ultimi affreschi realizzati dal Garzi nei quattro angoli della cupola e documentati da D’Addosio anch’essi in pessimo stato di conservazione risalgono al 1698. E’ orribile osservare opere del genere in questo stato di conservazione; poichè le opere del Garzi a Napoli sono andate perdute nei corsi dei secoli e rimangono solo questi a Napoli in Santa Caterina a Formello. Le opere di questo pittore cosi attivo a Roma sono rare oramai a Napoli; è necessario andare a Procida nell’abbazia di San Michele Arcangelo per osservarle oppure a Roma . E’ necessario fare i dovuti restauri per mantenere queste opere d’arte a Napoli anche perché senza di esse il turismo diminuirebbe. Si conclude qui questa nuova, lunghissima intervista al Sig. Russo Antonio, ricordiamo esperto in materia  storico culturale e ricercatore dell’ Archivio della Fondazione Banco di Napoli.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: