Home Cronaca Suicidi in Italia: 357 morti al mese nel silenzio generale

di Antonietta Montagano

4300 suicidi ogni anno, oltre 12 persone al giorno, nel silenzio dell’informazione pubblica e nell’indifferenza delle istituzioni.

Solo un suicidio su cinque viene riportato dai giornali, le testate nazionali parlano solo dei casi più eclatanti.

Perché c’è discordanza di dati tra situazione reale e informazione giornalistica?

Non se ne parla per evitare comportamenti emulativi o per nascondere un fenomeno negativo, difficile da affrontare?

Dal 2010 l’Istat ha sospeso la rilevazione sui suicidi e tentativi di suicidio basata sulle informazioni trasmesse dalle forze dell’ordine, per passare all’individuazione statistica tramite la “certificazione medica delle cause del decesso”.

Questa nuova metodologia ha reso più complicato far reperire la notizia giornalistica, che così rimane confinata ai casi che destano maggior clamore.

Secondo gli ultimi dati Istat, il territorio italiano è caratterizzato da livelli preoccupanti di mortalità per suicidio in alcune realtà regionali e in alcuni sottogruppi di popolazione. Il suicidio è più frequente nelle Regioni dell’Italia settentrionale che non in quelle del Sud, fatta eccezione per la Sardegna, dove si riscontrano tassi particolarmente elevati. Nel 77% dei casi il suicida è un uomo. Sia per l‘uomo che per la donna, la mortalità per suicidio cresce all’aumentare dell’età ma, mentre per le donne quest’ aumento è piuttosto costante, per gli uomini si evidenzia un incremento esponenziale dopo i 65 anni di età.

Sebbene il fenomeno del suicidio, in termini assoluti, assuma dimensioni più rilevanti in età anziana, è nei giovani che esso rappresenta una delle più frequenti cause di morte nelle fasce di età 15-24 e 25-44 anni, il suicidio è stato la quarta più frequente causa di decesso (circa l’8% del totale), preceduta, in ordine decrescente di frequenza, da incidenti stradali, tumori e cause accidentali nella classe di età 15-24 anni, da tumori, malattie dell’apparato cardiocircolatorio e incidenti stradali tra i 25-44enni.

C’è chi difronte a queste statistiche si consola del fatto che l’Italia è in una posizione migliore rispetto ad altre nazioni industrializzate.

Quali sono le cause?

Suicida perché depresso. Questa è in genere l’equazione che si legge sui giornali quando si parla di qualcuno che si toglie la vita. Ciò sembra non corrispondere al vero.

L’ultima ricerca Istat ha fornito una prima analisi: lo studio prende in esame tutti i casi di suicidio nel triennio 2011-2013 e a partire dal certificato di morte individua le indicazioni della presenza di una malattia importante (fisica o mentale). I dati evidenziano che solo il 13% è affetto da patologie mentali (soprattutto ansia o depressione), mentre il 5,7% soffre di una malattia fisica. Nessuna patologia riscontrata in oltre l’80% dei suicidi.

Inoltre nelle ultime rilevazioni, l’Istat non parla più di cause di suicidio correlate alla contrazione economica ammettendo di aver rilevato una forte criticità sulle metodologie di reperimento dati.

 

Come indicato anche dall’Oms – la malattia psichiatrica non è l’unico fattore di rischio per il suicidio, che va visto come la risultante di molti fattori di tipo genetico, psicosociale, biologico, individuale, culturale e ambientale. Depressione, abuso di alcol, disoccupazione, indebitamento e disuguaglianze sociali sono tutti fattori di rischio e sono tutti strettamente correlati tra loro.

Ne consegue che le politiche di prevenzione, per essere efficaci, non possano essere confinate al solo ambito sanitario, ma debbano prevedere un approccio multisettoriale che tenga conto dei potenziali fattori di pericolo a livello di contesto sociale, economico e relazionale.

Tra i freddi numeri delle statistiche e i rapporti dei vari Enti ogni giorno delle vite in meno, soprattutto fra i giovani.

Sicuramente la causa del suicidio è da ricercare nella non accettazione di se stessi, nella debolezza dell’essere umano che rinuncia a un dono prezioso, LA VITA.

 

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