Home Cultura Arte Storie: mostra personale di Francesca di Martino alla AM Studio Art Gallery

Sublimare un’essenza cristallizzando un infinito attimo, uno stralcio di vita, una storia.
È proprio questo il ritratto per Francesca Di Martino, lo spazio fisico dove si condensa un racconto, che siano storie di personaggi iconici, di affetti cari o di sé stessa.

Il ritratto per Francesca è un’esperienza totalizzante, un incontro con l’altro.  I suoi volti sono la sublimazione di uno scambio emotivo, capace di raccontare una vita al di là di un semplice frame visivo. La sua pittura è “immersiva”, catapulta lo spettatore nella dimensione psicologica del personaggio ritratto. In quei lineamenti tirati fuori da una pennellata vigorosa e impulsiva, che ha “sventrato la materia” per restituire un’anima, ci sono le stratificazioni del tempo, il suo incedere insolente sopra e sotto la pelle.
Una pittura fortemente espressionista, a tratti iconica ma anche intimista, quando nel ritrarre personaggi famosi come Diego Armando Maradona, Marilyn, Sofia Loren, ci restituisce un’immagine che sigilla l’unione tra il mito e l’uomo in una veste privata. Francesca Di Martino non si confronta soltanto con l’altro ma anche con sé stessa. L’autoritratto è un mezzo attraverso il quale l’artista costruisce la propria immagine al di fuori di sé, la sua rappresentazione al mondo esterno.
E non c’è menzogna ma un concedersi generoso all’altro. Il ritratto è una costante, la sua ispirazione e il suo banco di prova. I dipinti in esposizione, realizzati nell’arco temporale di un decennio mostrano un’evoluzione di stile. Se in tele come No smoking (2008) i segni della pasta cromatica corrono fluidi in superficie, nei lavori più recenti come Pino Daniele (2015) il colore si carica di materia, ha una consistenza grumosa, quasi plastica. La fisiognomica dei volti si costruisce a colpi di spatola, ognuno dei quali racchiude in sé il gesto, la danza del corpo che partecipa tutto all’espressione della materia sulla tela. La tavolozza invece si attenua, lasciando al valore scultoreo delle groffature di colore l’incisività del messaggio visivo. Resta invece un comune denominatore, un modus operandi che accompagna l’artista lungo il suo percorso: il fondo oro, il suo campo neutro dal quale prende avvio la costruzione del segno, sicuro, deciso, che non si lascia affascinare dalla mediazione del disegno ma corre dritto al punto, al racconto di una delle tante possibili Storie.

Francesca Panico

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