Home L'angolo del diritto L‘avviso di convocazione dell’Assemblea Condominiale

Prima di porre in essere un’assemblea condominiale, è necessario inviare gli avvisi di convocazione, nel quale sono indicati luogo, data e ora della riunione in prima ed eventuale seconda convocazione, con la specifica elencazione degli argomenti all’Ordine del Giorno da discutere e deliberare.
L’art. 66 disp. att. c.c., in particolare, sancisce che tale comunicazione debba pervenire all’interessato, a mezzo raccomandata, posta elettronica certificata, fax o consegna a mani, con un preavviso di almeno cinque giorni rispetto al giorno in cui è stata fissata la riunione in prima convocazione.

Riguardo alla raccomandata, anche se la legge non prevede esplicitamente che debba venire spedita a mezzo ricevuta di ritorno, tuttavia, se da una parte è necessario rispettare i 5 giorni di preavviso a pena di annullabilità, l’unico mezzo di prova certa del rispetto del predetto termine è rappresentato dalla ricevuta stessa.
Inoltre, se il destinatario non è materialmente presente al suo domicilio al momento della consegna, vige il principio della cd. “presunzione di conoscibilità”, che opera solo con l’avviso di giacenza del plico presso l’Ufficio Postale, possibile solo con l’invio a mezzo di raccomandata A.R.
Ad ogni modo, si deve decisamente escludere la possibilità di partecipare all’assemblea attraverso un voto inviato per posta, in quanto la legge, all’art. 67 disp. att. c.c., sancisce che l’intervento in assemblea può avvenire solo personalmente o a mezzo di rappresentante.
A questo punto ci si potrebbe chiedere se le raccomandate con ricevuta di ritorno, spedite attraverso un servizio di posta privata, abbia lo stesso valore di quelle inviate per mezzo delle Poste Italiane.

Sicuramente, esercitando il postino di Poste Italiane un servizio pubblico, le sue attestazioni, riferite alla data ed alla firma apposte dal ricevente sull’avviso di ricevimento della raccomandata, si presumono vere ed atte a costituire una prova legale dell’avvenuta consegna.
Tale presunzione può essere contestata soltanto attraverso una querela di falso, ovvero attraverso un procedimento giurisdizionale, di tipo civile, finalizzato a contestare l’autenticità del documento, da parte di colui che sostiene di non aver mai ricevuto la raccomandata.
Il problema, quindi, è stabilire se i dipendenti di tutti i fornitori dei servizi postali privati siano muniti degli stessi poteri riconosciuti ai postini di Poste Italiane, in relazione alla certificazione della data di ricezione della corrispondenza trattata.
Poste Italiane sono l’unico fornitore giuridicamente considerato valido per quanto riguarda le notificazioni di atti giudiziari, mentre per quel che concerne le raccomandate inviate dagli operatori postali privati, viene riconosciuta l’equivalenza giuridica rispetto a quelle spedite attraverso Poste Italiane, ai sensi dell’art. 18 del D. Lgsl. n. 261 del 1999, purché siano in possesso della licenza individuale e dell’autorizzazione generale, rilasciate dal Ministero dell’Economia.

Avv. Luigi Marchitto

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: