Home Politica Rai, opposizioni all’attacco su Foa

Opposizione sul piede di guerra in vista dell’elezione di Marcello Foa alla presidenza della Rai. Il candidato indicato dall’esecutivo finisce nel mirino del Pd, che ha promesso di dare battaglia in tutti i modi per opporsi alla sua elezione. Tanti gli appelli da parte dei dem, che invitano i colleghi a bloccare la nomina di Foa. Proteste anche da Leu. Intanto, anche Forza Italia è partita all’attacco: attraverso la capogruppo alla Camera, Mariastella Gelmini, il partito ha fatto sapere che – almeno “per ora” – voterà ‘no’ in Vigilanza Rai, mentre il portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato Giorgio Mulè ha parlato di “metodo sbagliato” e “certezza” che Foa non avrà la maggioranza.
A difendere il candidato presidente è invece Luigi Di Maio, che si scaglia contro Pd e Forza Italia ‘rei’ di colpire “un giornalista con la schiena dritta”.
“Se Salvini e Di Maio pensano di occupare la Rai, che è degli italiani e non loro, noi siamo già qui, glielo impediremo – annuncia su Twitter Davide Faraone, capogruppo Pd in commissione di Vigilanza Rai -. Il primo agosto in Vigilanza Rai ci aspetta una bella battaglia. Marcello Foa non merita alcuna fiducia, non sarà il nostro presidente”. “Al ruolo di presidente Rai è associata una funzione di garanzia riconosciuta da un gradimento più largo di quello della maggioranza” sottolinea Antonello Giacomelli, del Pd, vicepresidente della commissione Vigilanza Rai. “Sono convinto – aggiunge – che nessuna opposizione possa accettare né il principio di un presidente imposto e non concordato né un profilo palesemente inadeguato per quel ruolo”.
Dello stesso avviso, il capogruppo del Pd a Palazzo Madama Andrea Marcucci: “Ci appelliamo a tutte le forze di opposizione affinché impediscano che un amico di Putin, un giornalista-editore che ha fatto campagne contro i vaccini, diffuso fake news, ingiuriato il capo dello Stato, possa presiedere il servizio pubblico – annuncia Marcucci -. Come ha detto il collega Faraone, il 1 agosto daremo battaglia”.

“E’ del tutto evidente che il nome indicato dalla maggioranza di governo per la Presidenza della Rai sia inadeguato – gli fa eco il componente della Commissione di Vigilanza Rai e della Direzione Nazionale del Pd Salvatore Margiotta -. Parliamo, infatti, della figura di garanzia che ha il compito di assicurare e tutelare il rispetto del principio del pluralismo dell’informazione. Non può rivestire questo incarico l’autore di ‘come si fabbrica informazione al servizio dei governi'”.
Margiotta rivolge quindi un appello a Forza Italia, affinché “non decida di votare con la maggioranza un candidato impresentabile che non rappresenta in alcun modo i valori di democrazia e libertà che Berlusconi ha sempre rivendicato come principi fondativi del suo partito”. “Sarebbe sorprendente – conclude il senatore dem – se i parlamentari di Fi decidessero di sostenere Foa che non garantirà in alcun modo l’imparzialità e la correttezza della nostra informazione pubblica. Ma sono certo che si mostreranno responsabili e voteranno compattamente no sul nome del presidente incaricato”.
A lanciare un appello è anche il deputato del Partito democratico e segretario della commissione di Vigilanza Rai Michele Anzaldi, che dalle pagine del suo blog su Huffington Post si rivolge ai “commissari di tutti i partiti” per bocciare la nomina: “Il pluralismo e l’autonomia dell’informazione del servizio pubblico – scrive – sono a rischio. La nomina a consigliere e presidente Rai di Marcello Foa, un fedelissimo di Salvini e un tifoso del Governo Lega-M5s, rappresenterebbe un grave vulnus democratico e una violazione di legge, che prevede per il servizio pubblico un presidente di garanzia. Per questo lancio un appello ai commissari di tutti i partiti di opposizione in commissione di Vigilanza Rai: col vostro voto in commissione possiamo ristabilire il rispetto della legge, bocciando la nomina”.
“Per essere effettiva, infatti, la nomina di Foa – aggiunge Anzaldi – deve ricevere il via libera dei due terzi della commissione. Significa ricevere 27 voti sui 40 totali. M5S e Lega dispongono di 21 voti, quindi Foa diventerà presidente solo se anche una parte dell’opposizione lo voterà. Ma come può un commissario di opposizione votare per un candidato che non rispetta il requisito fondamentale per la sua nomina, ovvero essere un profilo di garanzia? Se qualcuno nei partiti di minoranza pensasse che votando il candidato della Lega potrebbe così tentare di influire nella salvaguardia del pluralismo nell’informazione sbaglierebbe: solo con un presidente di garanzia il Consiglio potrà realmente vigilare sul pluralismo dell’informazione, lo dicono i numeri. Se la maggioranza tentasse un blitz sui telegiornali, il voto decisivo del presidente potrà impedirlo. Se, però, il presidente è organico alla maggioranza, l’opposizione non avrà strumenti in consiglio per difendere l’informazione. A quel punto Salvini e Di Maio avranno mano libera”.

“Su Foa, peraltro – prosegue Anzaldi – pende un vizio di incompatibilità per il suo incarico nella MediaTi Holding della Svizzera italiana: quando il Cdm lo ha nominato, era ancora formalmente in carica, non basta un post su Facebook per dimettersi. Quindi la sua nomina potrebbe essere invalidata dai ricorsi. Peraltro è emerso che Foa sia stato cassa di risonanza di fake news e bufale, le abbia rilanciate più volte coi suoi profili sui social. Una circostanza che confligge con gli ‘obblighi’ per la Rai previsti dal Contratto di servizio. Ecco cosa prevede per la Rai l’art. 25 del nuovo Contratto di servizio: ‘Attivare strumenti finalizzati a contrastare la diffusione di fake news e prevedere in proposito: l’istituzione di un osservatorio interno permanente; lo sviluppo di specifici prodotti di natura educativa e didattica; la realizzazione di iniziative di promozione riguardo ai rischi derivanti dalla diffusione di notizie false. Sensibilizzare i conduttori dei programmi e i propri dipendenti e collaboratori, anche attraverso specifiche azioni formative, ad attenersi scrupolosamente nella loro attività ai principi del fact checking, adottando le migliori best practice di settore’. Può un’azienda di Stato, chiamata per contratto a contrastare le fake news, avere un presidente che le rilancia? È auspicabile che tutti i partiti di opposizione in Vigilanza facciano valere le proprie prerogative e il rispetto della legge”, conclude Anzaldi.
Ieri l’assemblea degli azionisti della Rai ha ratificato tutti i consiglieri, Fabrizio Salini come ad e Marcello Foa alla successione di Monica Maggioni, nomina che dovrà essere decisa dal cda di martedì e poi passare in commissione di Vigilanza Rai, mercoledì mattina, con un parere vincolante a maggioranza dei due terzi. Tradotto, con 27 voti su 40 e quindi con i voti di Lega e M5s (21 voti) da un lato, e altri 6 voti che, guardando la composizione della commissione, potrebbero essere solo quelli di Forza Italia.

fonte adn Kronos

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