Home Ambiente Spiagge vuote, mare sporco e cornetti flosci: la triste estate della Calabria

Spiagge vuote e mare sporco: non è la migliore estate della Calabria. La meta preferita dei napoletani a partire dagli anni ’70 e fino al duemila inoltrato ha ceduto da tempo il passo alla Puglia. Lo dicono i numeri. Roccaforti inespugnabili come Cariati, Praja a Mare e Scalea, hanno dovuto attendere i giorni di Ferragosto per avere il colpo d’occhio dei bei tempi. Numeri che però non fanno il pari con gli incassi che non sono più sufficienti a garantire il giusto tenore di vita per tutto l’anno e che costringe gli stagionali ad industriarsi per fare soldi anche durante il resto dell’anno.

Spaziani (terzo a destra) con i colleghi durante un controllo ambientale ad un alveo

Non se la cava bene il versante jonico. Cariati, un tempo perla incastonata nell’azzurro mare d’agosto, lamenta mare sporco e scarsa offerta di divertimento per i vacanzieri. Sulla questione interviene il consigliere comunale di San Giorgio a Cremano Guido Spaziani, noto ambientalista, che da sempre trascorre su quelle spiagge le vacanze d’agosto: “Sono 12 anni che la mia famiglia si trasferisce a Cariati per l’intero mese. Più volte ho fatto costatare all’amministrazione comunale della cittadina il malfunzionamento dei depuratori che costituisce un pericolo per i bagnanti, oltre che per il decoro della zona. Purtroppo i risultati continuano a farsi attendere e la zona perde appetibilità. Oltre al calo delle presenze segnalato da più parti, non c’è più neanche granché da fare in zona”.

I grandi concerti d’estate degli anni ’80 e ’90 sono ormai un grande ricordo. La Calabria era tappa fissa per i maggiori cantautori italiani. Negli stadi di Scalea e Praja a Mare è stato possibile applaudire gente come i Pooh, Claudio Baglioni, Franco Battiato, Pino Daniele e Antonello Venditti. Difficile dimenticare i pienoni garantiti da una stella come Vasco Rossi.

 

Oggi tutto questo non c’è più ed il massimo della libidine è diventato il cornetto della mezzanotte.

Anche qui praticamente impossibile trovarne di freschi, di solito l’impasto surgelato e riportato in vita dai forni che lavorano incessantemente.

Dopo aver incrementato fino a due euro l’incasso della serata: si afflosciano nelle mani di quanti si accingono a degustarli.

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