Home L'angolo del diritto I cani e il condominio

Spesso capita di leggere sulla bacheca condominiale avvisi che fanno divieto assoluto ai condomini di tenere con sè animali a nome dell’amministratore.
Ora, la prima cosa da sapere, se vi doveste mai trovare in una situazione analoga, è che la legge è stata riformata ed ha in sostanza liberalizzato l’ingresso di animali domestici nel condominio.
Quindi, i regolamenti condominiali non possono vietare in alcun modo di possedere animali domestici e la nuova legge ha stabilito che vietare ad un condomino la detenzione di un animale domestico nel proprio appartamento, equivale a menomare i suoi diritti personali e individuali.
I giudici, in particolare, affermano che il cane e il gatto vanno considerati come esseri facenti parte del nucleo familiare.
L’unico caso in cui un condomino può vedersi vietata la detenzione di un animale domestico, si verifica quando tale divieto è previsto dal contratto di locazione dell’appartamento (il divieto in questo caso ha natura contrattuale solo tra locatore e conduttore).

Tuttavia, nonostante ciò, i condomini possessori di un animale domestico dovranno comunque fare attenzione ad educarlo ad avere una condotta rispettosa delle cose e degli spazi esterni.
Infatti sono penalmente sanzionabili le “condotte che provocano il deterioramento, la distruzione, o che deturpano o imbrattano cose mobili o immobili altrui (art. 635 c.p., il cd.”danneggiamento” ed art. 639 c.p., la cd.”deturpazione o imbrattamento di cose altrui”).
In casi di particolare gravità, quali ad esempio scarsa igiene, turbamento della quiete, malattie ecc. (comunque non rientranti nell’ipotesi di reato penale e che devono sempre essere documentate, anche tramite personale tecnico privato o servizio veterinario pubblico o dall’Asl), qualunque condomino potrà chiedere la cessazione della turbativa causata dal’animale, sia a mezzo delibera condominiale che dinanzi al Giudice competente.
Esempi tipici di disturbo ed immissioni possono essere considerati l’odore del pelo, i bisogni fisiologici, i latrati continui, immotivati e persistenti.
Tutti questi accadimenti diventano condotte non lecite se, per intensità e frequenza, provocano insofferenza e causano disturbi alla quiete o malessere a persone di normale sopportazione.
Inoltre, non deve essere trascurata l‘ipotesi che lo stesso regolamento condominiale possa legittimamente disporre una multa o sanzione per determinati comportamenti fastidiosi degli stessi animali domestici.
Non si dimentichi, poi, che il condominio può richiedere che il cane mantenga il guinzaglio e o la museruola nelle parti comuni dell’edificio, ma non può negare l’accesso a zone comuni quali l’ascensore o le scale.
Addirittura un Giudice di Pace di Rovereto, in una sentenza, ha sancito che “abbaiare” deve essere considerato come un vero e proprio “diritto esistenziale” (del cane)! Orbene, dal momento in cui la Cassazione a sezioni unite ha più volte sancito che i diritti esistenziali delle persone debbano rispondere solo a requisiti di interesse tutelato dalla costituzione, affinché un cittadino possa sperare di vedere accolta la propria domanda di risarcimento, appare abbastanza curioso e singolare come invece i diritti esistenziale di un cane ad abbaiare siano stati oggetto di tanto interesse alla tutela (sia pure da parte di un giudice di rango inferiore)!
Avv. Luigi Marchitto

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