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“Pansa-Colucci-Scarpa: ci state rubando la vita”: questo il contenuto denso di rabbia e di disperazione mostrato dai dipendenti del Be Food all’interno del centro commerciale Jambo. Stamattina alle 10 il titolare del bar-ristorante Vincenzo Gala e tutti i dipendenti hanno protestato “perché c’è da salvaguardare il lavoro di 15 famiglie. Rischiamo tutti di finire per strada”.

Una protesta evidente che ha catturato anche l’attenzione di alcuni clienti del Jambo che hanno chiesto spiegazioni in merito, anche vedendo quel bar ormai tristemente vuoto quando invece in passato rappresentava uno dei più importanti luoghi di incontro di tutto il centro commerciale.

Ed invece ora quell’ala del Jambo è buia e senza ‘luce’, quello stesso ‘buio’ che sta oscurando il futuro di 15 famiglie che da un giorno all’altro si sono ritrovate ‘sbattute fuori’ da una sentenza che “abbiamo ritenuto ingiusta – ha detto Vincenzo Gala – e per questo motivo abbiamo chiesto di avere anche il giudizio in Cassazione. Non possiamo permettere quello che riteniamo un abuso. Sì perché ci sono persone che ci stanno mettendo i bastoni tra le ruote, senza provare nemmeno a tutelare il lavoro di ben 15 dipendenti”.

La società ‘Be Food’ ha gestito per anni un ristorante-pizzeria all’interno del Jambo prima di ricevere questa ‘mazzata’ dal gip del Tribunale di Napoli, Federica Colucci, che ha infatti ordinato di sgomberare i locali occupati all’interno del centro commerciale e di sciogliere il contratto. Si parla infatti di una presunta fattura, la 201/00 del 13 gennaio 2011 di 37500 euro, che non sarebbe stata pagata negli anni scorsi ma che è stata puntualmente ‘regolarizzata’ nelle scorse settimane. L’accusa sostiene che quella fattura in passato sia stata ‘cancellata’ da due ex dipendenti del Jambo (e non della Be Food) ma Gala vuole chiarire questa vicenda: “Noi non vogliamo avere ragione – dice l’amministratore della società – ma solamente far riflettere sulla vicenda. Siamo nel Jambo da 13 anni, pagando ogni mese 10mila euro di affitto dei locali. E’ facile fare una moltiplicazione: abbiamo versato nelle casse del Jambo 1 milione e 560mila euro, saremmo stati così stupidi da mettere a repentaglio la nostra attività per 37mila euro? Questo è quello che vorremmo dire al gip Colucci e agli amministratori del Jambo. Poi se questo è un pretesto per fare spazio ad altre persone, o per ‘colpirci’ lo dicano apertamente e toglieremo il disturbo”.

Anche perché nel comunicato del Jambo, viene confermato dall’Amministratore Unico Salvatore Scarpa, che “è emerso che tramite artifizi contabili era stato artatamente annullato da parte di dipendenti infedeli prontamente licenziati nello scorso mese di luglio il debito di € 37.587,20 che la società “Be Food Srl” avrebbe dovuto onorare in virtù della stipula del contratto in data 05.01.2011”. Ed è su questo che Gala punta il dito: “I dipendenti infedeli sono quelli del centro commerciale Jambo – conclude l’amministratore della Be Food – e questo viene confermato anche da Scarpa. Quindi non capisco dove arrivino le nostre colpe. Abbiamo pagato il ‘debito’ e siamo in regola con tutti i pagamenti. Perché continuare questa ‘battaglia’ contro 15 persone che ogni giorno hanno lottato per il proprio posto di lavoro. Mettetevi una mano sulla coscienza. Noi siamo d’accordo con voi: la camorra deve uscire dal centro commerciale Jambo. Perché la camorra è una montagna di merda. Guardate bene chi fa affari con la criminalità, e non ve la prendete con 15 persone che onestamente si guadagnano il pane per i propri figli”.

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