Home Cultura Cinema e Tv Addio ai vecchi romantici cinema di quartiere

Negli ultimi 40 anni altrettante sale sono state chiuse, al loro posto anonimi supermercati o garage.

Con la chiusura di tante Sale Cinematografiche si perdono veri e propri presidi culturali

Napoli, 01 gennaio 219

di: Sergio Angrisano

Sono poco più di 30 le sale cinematografiche sparite negli ultimi 40 anni dalla geografia culturale della città.Il fascino delle sale dense di fumo di sigaretta che nella pausa tra un tempo e l’altro del film proiettato, veniva aspirato con l’apertura del soffitto, insieme a quel fumo, volano via anche tanti sogni, tante storie.

Da uno studio realizzato dall’Associazione culturale Ager Campanus di Napoli emergono dati veramente allarmanti . Il lavoro, frutto di una approfondita ricerca realizzata nei quartieri della città, da un gruppo di ricercatori. Eppure la storia del cinema e dei cinema a Napoli parte da molto lontano Sophia Loren, cresciuta a Pozzuoli, è considerata una delle attrici più celebri della storia del cinema Antonio de Curtis, in arte Totò, il “principe della risata”: un’altra grande maschera napoletana. La storia del cinema a Napoli inizia alla fine del XIX secolo e nel tempo ha registrato opere cinematografiche, case di produzione e cineasti di rilievo. Nel corso dei decenni inoltre il capoluogo partenopeo è stata sfruttato come set cinematografico per molte opere, oltre 600 secondo il sito Internet Movie Database, il primo dei quali sarebbe Panorama of Naples Harbour del 1900. Se, si pensa che la Titanus: la più grande e celebrata casa cinematografica italiana è nata proprio all’ombra del Vesuvio. Fu infatti, tra il 1939 e il 1943 che, gli stabilimenti Titanus alla Farnesina vennero ampliati e ammodernati: sorsero altri teatri di posa, attrezzati con una centrale elettrica indipendente, apparecchiature per il montaggio, la sincronizzazione e la registrazione del sonoro. Fino al 1949 la Titanus dovette limitarsi a distribuire film di produzione propria, bloccati dallo scoppio della seconda guerra mondiale, e film di produzione straniera. Ma poteva contare sull’affitto dei teatri di posa alla Farnesina. E infatti, negli anni ’40, travolta dal più sanguinoso conflitto mondiale che la Storia abbia mai conosciuto, l’industria cinematografica italiana si ridusse alle corde. E forse vi resterebbe molto a lungo se non fosse intervenuta quella sfolgorante stagione del “Neorealismo” e se dagli studi Titanus, non fossero usciti alcuni film in grado di favorire il rapidissimo rilancio di una attività che ormai abbracciava l’intero ciclo produttivo del cinema: dalle riprese, al montaggio, alla distribuzione su scala nazionale, perfino all’esercizio. Gustavo Lombardo manda allora sul mercato tre pellicole che battono tutti i record d’incasso stagionali e proiettano la Titanus al vertice delle case di produzione nazionali. Sono storie molto popolari, si intitolano “Catene”(1949), “Tormento”(1950), “I figli di nessuno”(1951). Sono dirette dal regista Raffaello Matarazzo e interpretate da uno degli attori italiani più applauditi dalle platee di quegli anni, Amedeo Nazzari, cui si affianca una bruna e prosperosa bellezza mediterranea, Yvonne Sanson. Tre film che segnano l’avvento del genere melodrammatico, particolarmente caro al pubblico ma puntualmente stroncato dalla critica. Dal 1951, Goffredo Lombardo prende il posto del padre, che malato morirà quello stesso anno, ed è con lui che  prende il via la politica della Titanus di utilizzare i successi di cassetta per investire danaro nella ricerca e nella sperimentazione, per dare spazio a nuovi talenti, per portare all’attenzione del pubblico nuove tematiche di maggior spessore culturale o sociale (nello stesso anno de “I figli di nessuno” viene messo in cantiere anche “Roma, ore 11”, di Giuseppe De Santis, sceneggiato da Cesare Zavattini sulla storia vera del crollo di una scala dove un gruppo di aspiranti dattilografe attendeva il proprio turno). Quindi, in pratica, espandere gli orizzonti della casa cinematografica, comprendendo un pò tutti i generi, dal film comico-brillante alla commedia melodrammatica, dal film d’autore alla commedia all’italiana. L’intuizione senza dubbio è geniale, autofinanziarsi con le pellicole più dichiaratamente comiche, con l’impiego dei più grandi attori dell’epoca: Totò, Vittorio De Sica, i fratelli De Filippo, Renato Rascel, Aldo Fabrizi, Alberto Sordi…per poi riutilizzare quei corposi incassi per lanciare giovani stelle del cinema, nuove leve registiche e giovani sceneggiatori in erba. Si può dire, che la massima evoluzione del cinema italiano corrisponde con il momento d’oro della Titanus, che in questi anni accompagna a braccetto il nostro cinema, verso i suoi successi più celebrati. Da qui l’epopea dei Cinema, dai primi del 900 ad oggi una miriade di Sale cinematografiche aprono i battenti, con una presenza capillare quasi in ogni quartiere della città, da; Secondigliano a Bagnoli, passando per Volla e Ponticelli fino all’immenso agglomerato di Cinema nel cuore della City. Un indotto lavorativo importante, ma con l’avvento delle nuove tecnologie e criteri di distribuzione, il mercato detta le regole, che spesso non sono in linea con le logiche del territorio. “QUELLE SALE CINEMATOGRAFICHE SCOMPARSE NEI NOSTRI QUARTIERI”

Sono 40 le sale chiuse a Roma (353 gli schermi attivi), un bollettino che si allunga ogni anno, complice la crisi di presenze del pubblico e il drenaggio di spettatori verso i grandi multiplex. Proviamo a fare il punto della situazione; Titanus ,Excelsior, Vittoria, Ausonia, Cairoli, Corallo, Cristallo, Gloria, Imperiale, Italnapoli, Nuovo. Operativo, Santa Lucia, Titanus, Tosca, sono queste solo alcune delle storiche e gloriose sale cinematografiche cittadine chiuse in questi ultimi decenni. Una lista lunghissima si aggiunge ai precedenti : Orfeo, Sala Iride,  Apollo, Casanova, Corso, Cinema Italia, Gloria, Roxy, Astoria, Ritz, Empire, Europa, Corallo, Vittoria, Astoria, Sofia,(Pozzuoli) Adriano, Fiamma (Secondigliano), Il Pidocchietto (Miano),Eden, Alle Ginestre, Il Tarsia. Un lungo elenco che determina , un triste primato per una città come Napoli che accolse con entusiasmo sul finire dell’Ottocento la nascita della “settima arte”. Non tutti sanno che i primi film dei fratelli Lumiere furono proiettati per la prima volta in città nell’aprile del 1886 nel Salone Margherita, l’unico locale all’epoca consono ai gusti dei “dandyes”  dell’epoca. Nel 1907 le sale cinematografiche a Napoli erano solo venti. Nel 1908, in Italia c’erano sette riviste specializzate di cinema, sei delle quali, erano pubblicate a Napoli. Nel 1911 su ventotto riviste specializzate, undici venivano prodotte a Napoli. Questi dati  confermano con quanto entusiasmo il cinema fu accolto a Napoli e del grande fermento culturale che viveva al tempo la città. Ne è passata, da allora, di acqua sotto i ponti e purtroppo, da allora altre sale cinematografiche sono state chiuse o rimpiazzate da anonimi supermercati; Abadir, Empire, Alcione, President. Con l’avvocato Luigi Grispello, operatore culturale napoletano di lungo corso, presiedente dell’Agis Campano e gestore del Filangieri, America e del Sofia di Pozzuoli, proviamo a fare il punto della situazione. Che dire? È un pezzo di storia dei nostri quartieri che se ne va (se ne è già andato). Intanto nel silenzio generale si sta consumando una vera e propria tragedia oltre che occupazionale anche culturale, in città, negli ultimi 40 anni sono sparite altrettante Sale Cinematografiche.  “Non ci resta che piangere”, tanto per restare in tema. La domanda è d’obbligo; quante Sale cinematografiche dovranno ancora chiudere perché si affronti questo problema?

Si ringraziano per la preziosa collaborazione i sigg: Sasà Esposito, Sasà Cimmino, Mimmo Civale, Domenico Signoria e Gennaro Cinquegrana

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