Home L'angolo del diritto Il ritrovamento di cose e oggetti abbandonati o smarriti

Il ritrovamento di cose e oggetti abbandonati o smarriti

Nel nostro ordinamento, alcune cose possono essere oggetto di un libero “impossessamento”.
Tra queste ci sono senz’altro le “res derelictae”, cioè le cose abbandonate, come ad esempio oggetti lasciati volontariamente da qualche parte, sempre che ciò non sia vietato da leggi dello stato e/o da regolamenti urbani.
Tuttavia la legge prevede espressamente che per tali oggetti deve risultare lo stato di abbandono (corpus derelictionis) e la riconoscibilità sociale di tale stato (animus derelinquendi, cioè la volontà di abbandonarle da parte di chi le aveva possedute in precedenza).

Al contrario, ad esempio, nel caso di un paio di occhiali da sole caduti ai piedi di un soggetto seduto al tavolo di un bar, ma senza che questi se ne sia accorto, pur essendo tali oggetti in uno stato oggettivo di abbandono, tuttavia, non vi è la riconoscibilità sociale da parte del legittimo titolare di volersene disfare, cioè la volontà evidente di abbandonarli.
Andiamo ora ad esaminare cosa accade in caso di ritrovamento di oggetti smarriti, come ad esempio un portafoglio, denaro o un cellulare (ma lo stesso vale per altri oggetti).
Orbene, non è possibile impossessarsi del portafoglio o del cellulare, nè intascare i soldi ritrovati, senza prima aver provato ad individuare il legittimo proprietario. In tal caso si compierebbe un illecito civile punito con una sanzione pecuniaria.
La prima cosa da fare, essendo obbligatorio tentare di restituire le cose, è controllare se da documenti trovati nel portafoglio o da altri dati (presenti ad esempio nella memoria di un cellulare) sia possibile rinvenire il suo proprietario.
L’art 927 c.c., infatti, sancisce che chiunque ritrovi una cosa mobile deve restituirla, “senza ritardo”, al legittimo proprietario.
Se poi, non sia possibile identificare il proprietario del portafogli, dei soldi e/o del cellulare (ma anche di altri oggetti ritrovati), non è comunque possibile intascarli.
Lo stesso articolo 927 del Codice Civile, infatti, stabilisce che se non si conosce il proprietario, la cosa mobile va consegnata “senza ritardo” al Comune dove ha avuto luogo il ritrovamento. Infatti, in tal caso, ci si deve recare all’Ufficio Oggetti Smarriti del medesimo ente, consegnando la somma e descrivendo le circostanze in cui è avvenuto il ritrovamento.
A questo punto, spetta all’ufficio comunale pubblicare quanto avvenuto nell’albo pretorio per due domeniche successive, con l’avviso che dovrà essere affisso per almeno tre giorni consecutivi.
Chiunque voglia rivendicare di essere il legittimo proprietario di tali oggetti smarriti, ha tempo un anno. Scaduto questo termine senza che nessuno abbia dimostrato di avere titolo o fondamento per pretendere la somma e/o gli oggetti in questione, i soldi smarriti e/o gli stessi oggetti finalmente diventano di proprietà di chi li ha ritrovati.
C’è da dire che pure sono suscettibili di impossessamento le “res nullius”, cioè le “cose di nessuno”, che però non devono essere mai appartenute a nessun altro prima. Tra queste, ad esempio, c’è la fauna ittica.
La fauna selvatica invece, ex L.968/1977, rientra nel patrimonio indisponibile dello stato e per essa non è possibile il libero impossessamento, salvo i periodi ed i luoghi in cui ciò è consentito da norme di legge e regolamenti sia dello stato che degli enti territoriali.

 

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