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La legge di Bilancio 2019 ha assegnato 200 milioni di euro al Fondo di reindustrializzazione denominato “Italia Venture III” con l’obiettivo di sostenere le grandi imprese in crisi dislocate sul territorio nazionale e con un organico pari ad almeno 250 dipendenti. Le quote del Fondo, gestito interamente da Invitalia Ventures S.P.A. SGR, possono essere sottoscritte da investitori istituzionali o privati indipendenti. Tali investitori vengono individuati da Invitalia con un vincolo: le quote non devono superare il 50% della dotazione complessiva del Fondo.

Al fine di contrastare gli effetti economici e sociali dovuti dalla chiusura delle grandi imprese sul territorio nazionale, con un organico pari ad almeno 250 dipendenti ed operanti nel settore manifatturiero o nei servizi ad esso collegati, anche in ragione di scelte di delocalizzazione produttiva in Paesi esteri o processi di conversione o riqualificazione, il CIPE ha istituito un fondo comune di investimento mobiliare di tipo chiuso e riservato.
Nella legge di Bilancio 2019 (l. n. 145/2018) si è provveduto ad assegnare al Ministero dello Sviluppo Economico la somma di 200 milioni di euro già prevista con la delibera CIPE n. 14 del 18 febbraio 2018, oltre a sancire il passaggio del fondo a Cassa depositi e prestiti (CDP), con l’obiettivo quindi di costituire un fondo unico che sia in grado di meglio supportare le imprese in difficoltà, oltre al fatto che altre risorse possono essere stanziate proprio da CDP che ha preventivato nel suo piano industriale ulteriori risorse agli investimenti in Venture Capital.

Come funziona il Fondo Invitalia Venture III

Il fondo, denominato “Invitalia Venture III”, è gestito interamente da Invitalia Ventures S.P.A. SGR, e le quote possono essere sottoscritte anche da investitori istituzionali o privatiindipendenti dove per questi ultimi si intendono coloro che non sono soci dell’impresa in cui investono e, inoltre, sostengono interamente il rischio del proprio investimento.
Gli investitori vengono individuati dalla stessa Invitalia, Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa Spa, ed hanno il vincolo di non superare il 50%della dotazione complessiva del fondo.
La durata non può superare i 10 anni, a decorrere dalla data di chiusura della sottoscrizione e con scadenza naturale il 31 dicembre del decimo anno, fatta salva la possibilità alla SGR di deliberare una proroga di una durata massima triennale al fine di completare lo smobilizzo dei fondi in portafoglio.
In sostanza il fondo investe nelle operazioni finanziarie della partecipata, siano esse equityche quasi equity. Con il primo s’intende il conferimento di capitale a un’impresa, investito direttamente o indirettamente in contropartita della proprietà di una corrispondente della medesima imprese, invece con il secondo s’intende il tipo di finanziamento che si colloca tra equity e debito ed ha un rischio più elevato del debito di primo rango (senior) e un rischio inferiore rispetto al capitale primario (common equity) il cui rendimento per colui che lo detiene, si basa sugli utili e le perdite dell’impresa destinataria e non è garantito, detti investimenti possono essere strutturati come debito non garantito e subordinato in alcuni casi convertibile in equity o come capitale privilegiato.
Oltre queste tue tipologie di investimento sono inclusi prestitileasing, rilascio garanzie e strumenti agevolativi a favore delle imprese partecipate. La partecipazione è fatta in maniera contestuale agli investitori privati i quali devono apportare almeno il 30%dell’importo investito tramite la sottoscrizione delle quote del fondo o tramite il coinvestimento nelle singole operazioni effettuate dal fondo.
Una volta costituito il fondo Invitalia comunicherà al Ministero dello Sviluppo Economico l’apertura di un conto corrente vincolato presso una primaria banca nazionale scelto con procedura comparativa tra le diverse banche a seconda di quella che fornirà maggiori benefici.
Il MISE verserà sul suindicato conto corrente, entro 10 giorni dalla richiesta di Invitalia, le somme richieste; per la gestione del fondo, inoltre, ad Invitalia spetterà una commissione pari al 2% con l’obbligo, infine, entro il 30 aprile di ogni anno di durata del fondo, di trasmettere una relazione dettagliata inerente l’attività svolta, il numero degli investimenti, le caratteristiche degli investimenti e l’andamento generale del fondo.

Investimenti in venture capital

L’attenzione mostrata verso gli investimenti in venture capital, oramai, è arrivata alla terza fase storica, dapprima era partita con il fondo Italia Venture I dove si sono stanziati 87 milioni di euro dedicati ad investimenti in start up early-stage e PMI innovative, con la partecipazione di grandi sottoscrittori pubblici e privati tra cui il Mise, Invitalia, Banca Europea per gli Investimenti ecc., con l’obiettivo quindi di investire nelle migliori start up e PMI innovative del panorama digitale, biotech, medicale e high tech italiano insieme a investitori privati nazionali e internazionali.
A seguire, poi, si è passati ad Italia Venture II Fondo Imprese Sud con una dotazione di 150 milioni con l’obiettivo di accelerare la competitività e la crescita dimensionale delle PMI del Sud apportando capitale per lo sviluppo, competenze in tema di governance, finanza straordinaria, operazioni M&A, gestione del passaggio generazionale il tutto contribuendo al percorso di crescita delle imprese.
Il fondo opera quindi in co-investimento con operatori privati indipendenti avvalendosi quindi del proprio network ed agendo da volano per accrescere l’interesse dei fondi di private equity sulle aziende del Sud.

Conclusioni

Sicuramente l’intenzione del Ministero dello Sviluppo Economico, tramite il fondo di investimento Invitalia Venture III, è di accompagnare e tutelare le imprese di medie e grandi dimensioni fuori dal periodo critico, in un momento storico davvero difficile, specie per quelle del settore industriale, mirando a tutelare il patrimonio economicofinanziario e socio culturale che tale indotto può rappresentare, con grande attenzione alle conseguenze occupazionali che gli eventi negativi possono apportare.
L’istituzione del fondo Venture III, con lo strategico passaggio a Cassa depositi e prestiti, sicuramente può essere un valido aiuto alle imprese in crisi anche per la qualità e la competenza dei partner che ne fanno parte e sicuramente sarà importantissimo al fine di tutelare un settore che rappresenta un vero volano per la nostra economia oltre che essere sempre più strategico per gli importanti asset che detiene e che rappresentano davvero il valore aggiunto del comparto industriale.

Per info e pre-fattibilità

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