Home Cultura Libri “Por la vida y la libertad” il libro di Cegna sul Messico...

Nel lavoro editoriale sono presenti, tra gli altri, gli interventi di Juan Villoro, Paco Ignacio Taibo, Pablo Romano

E’ uscito nelle librerie italiane il 20 giugno il libro “Por la vida y la libertad” di Andrea Cegna. Il libro del giornalista approfondisce le nuove dinamiche sociali e politiche del Messico, con a capo il presidente Andrés Manuel Lopez Obrador tra le diverse resistenze all’interno del Paese e il sistema economico capitalista.

“Por la vida y la libertad” vuole essere una visione caleidoscopica del Messico di oggi e che nulla come l’insurrezione zapatista e la firma di Nafta, nel 1994, hanno determinato un radicale cambiamento del Paese. Nel corso di questi anni, diversi sono stati i viaggi dell’autore nel paese centroamericano; le opinioni raccolte nell’opera sono alcuni punti di vista critici, un insieme di riflessioni da diversi profili intellettuali, artistici e militanti che immergono il lettore nella realtà contemporanea messicana.

Nel corso dell’intervista, l’autore Cegna ci ha parlato dell’esigenza che l’ha spinto a scrivere questo libro, delle esperienze vissute durante il periodo di stesura.

E’ uscito il 20 giugno il libro “Por la vida y la libertad”. Un libro in cui si parla del Messico di Andrès Manuel Lopez Obrador tra resistenze e capitalismo. Qual è stata l’esigenza che l’ha spinta alla stesura di questo lavoro editoriale?

Raccontare un Paese magnifico come il Messico, cercando di andare oltre la narrativa semplicistica che lo vuole cartolina turistica o marco-democrazia. Il Messico è un Paese vitale, fatto di magnifiche esperienze di resistenza al mondo unico che la globalizzazione neo-liberista vorrebbe imporre. Un Paese fatto di tradizione pre-ispanica che ha trovato il modo di sopravvivere alla colonizzazione e all’imperialismo.

Un laboratorio anche per le peggiori pulsioni violente del capitalismo che per irradiarsi oltre ogni diritto collettivo usa la violenza come elemento di riproduzione e imposizione di se stesso. Il Messico è il Paese della rivoluzione zapatista di inizio e fine ‘900. Quella di Zapata e Villa del 1910 e quella dell’EZLN del 1994. La narrativa dominante vorrebbe che il Messico sia un paese dove i trafficanti di droga hanno preso possesso delle istituzioni, mentre sempre più spesso si vede come stato ed economie, illegali e non, convivono, dialogano, costruiscono pezzi comuni di strada: in questo la vicenda dei 43 studenti desaparecidos di Ayotzinapa è storia centrale.

Nel libro ci sono gli interventi di Juan Villoro, Paco Ignacio Taibo, Pablo Romo. Ci spiega qual è stata l’esperienza più significativa che ha vissuto durante il lavoro di stesura del libro?

Sicuramente i giorni con la grande carovana migrante che ha sfidato collettivamente le difficoltà del viaggio migratorio dal Centro America al confine con gli USA. Giorni molto intensi, fatti di difficoltà ma anche di grande dignità e coraggio.

Giorni in cui le asimmetrie del sistema capitalista, che da una parte porta alle macerie sociali che obbligano persone a migrare dall’altra alza muri che vorrebbero proteggere i privilegi che una parte del mondo ha creato sulla vita di altri, diventano evidenti. 

Con “Por la vida y la libertad” qual è il messaggio che si è prefissato di dare ai lettori?

Che il futuro non è scritto e che il futuro di un Paese, e del mondo, è scritto e costruito da chi si attiva, da chi non sta zitto, da chi disobbedisce, da chi sta per le strade, e anche sui social, e dipinge quotidianamente l’alternativa. Il futuro non è fatto delle X sulla scheda elettorale, ma dalle lotte sociali e dal conflitto. Appunto “per la vita e la libertà” è questione attiva, non di delega. E il Messico è un Paese dove l’attivazione dal basso non manca e la costruzione di percorsi autonomi e davvero democratici punteggia la cartina. 

Nel libro “Por la vida y la libertad” si fa riferimento all’insurrezione zapatista, alla firma di Nafta, come eventi che hanno determinato la trasformazione radicale del Paese. Un altro suo lavoro inerente il “zapatismo” è anche il libro intitolato “20zln. Vent’anni di zapatismo e liberazione. Cosa l’ha spinta a trattare questi argomenti?

Ho conosciuto il Messico perché ho sostenuto e sostengo la rivoluzione zapatista. 20ZLN è il nome di un progetto collettivo di comunicazione sullo zapatismo. Abbiamo un blog, facciamo documentari, mostre fotografiche, e abbiamo portato in terra zapatista alcuni de Lo Stato Sociale. La rivolta zapatista è un faro dove teoria e prassi si mescolano e convivono. Come dicono gli zapatisti non si può fare una lotta senza teoria ma non esiste nemmeno teoria senza lotta.

Lo Zapatismo così come il Confederalismo Democratico sono pratiche di democrazia radicale e possibile, dove femminismo, ecologismo e rifiuto degli elementi di riproduzione del capitalismo sono messi in campo.

Se dovesse fare un ponte di collegamento tra il Messico e l’Italia, quale passo del suo libro sarebbe più appropriato?

Le interviste di Oswaldo Zavala, Federico MastrogiovanniJuan Villoro in modo diverso possono raccontare similitudini. D’altra parte i poteri si riconoscono e si replicano in tutto il mondo, bisogna riconoscere le linee guida di questi poteri, smontarle, e costruire una linea nuova, dove ci sia al centro l’umanità e non l’economia. 

 

 

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