Home Interviste Giorgio Marchesi e Serena Iansiti portano al Nest lo spettacolo “7 anni”

Nel cast anche Massimiliano Vado, Pierpaolo De Mejo e Arcangelo Iannace

Sarà di scena al Nest i prossimi 6 e 7 Dicembre lo spettacolo teatrale “7 anni” per la regia di Francesco Frangipane, tratto dall’omonimo film spagnolo del 2016 sceneggiato da Josè Cabeza. In scena: Giorgio Marchesi, Serena Iansiti, Massimiliano Vado, Pierpaolo De Mejo, Arcangelo Iannace.

In una serata carica di tensione, i quattro soci fondatori di un’azienda dal fatturato milionario devono prendere immediatamente una decisione complicatissima: sacrificare con una detenzione di sette anni uno di loro per salvare gli altri tre. Venuti a sapere che il fisco sta indagando su di loro, i quattro individui saranno con l’acqua a gola e talmente indecisi da chiedere l’intervento di un mediatore esterno che possa risolvere la situazione.  Come in una partita a scacchi, il “cavallo nero”, la “torre bianca”, la “torre nera”, “l’alfiere”,  i quattro si affrontano mossa dopo mossa alla ricerca dello scacco matto.

Quanto valgono sette anni di carcere? Possono essere barattati con qualcosa? Cosa si è disposti a dire e a fare pur di salvarsi? Questi sono gli interrogativi che Francesco Frangipane pone a se stesso, ai suoi attori e al pubblico, nell’affrontare un testo intenso, ironico.

Nel corso dell’intervista, uno dei protagonisti, l’attrice Serena Iansiti ci ha raccontato dello spettacolo, di ciò che piace al pubblico della rappresentazione, del rapporto con i colleghi in scena e dei prossimi impegni lavorativi.

Sei una delle protagoniste dello spettacolo “7 anni” che, dopo il Teatro della Cometa, i prossimi 6 e 7 Dicembre, sarà di scena anche in Campania, al Nest di San Giovanni a Teduccio. Ci racconti cosa appassiona di più lo spettatore di questa rappresentazione teatrale?

Secondo me la tensione che si crea tra i personaggi e le dinamiche che accadono tra questi amici/colleghi. I protagonisti in scena hanno un rapporto molto solido che viene, però, turbato dalla minaccia di passare 7 anni in carcere in quanto hanno dei fondi neri in Svizzera e, durante lo spettacolo, bisogna capire chi di loro si sacrificherà per trascorrere 7 anni in prigione. Questo spettacolo è interessante perché, in maniera divertente, fa uscire fuori degli aspetti umani, dissapori, malcontenti, rancori che, sebbene non piacevoli, riguardano comunque un po’ tutti.  

Lo scorso anno lo spettacolo è andato in scena al Teatro Argot, quest’anno davanti a platee più ampie. Ci racconti la nuova stagione de “7 anni”?

C’è stato un cambiamento nella messa in scena. Lo scorso anno, per l’appunto, abbiamo recitato per tre settimane al Teatro Argot e lo spettacolo era stato pensato dal regista Francesco Frangipane in modo da avere il pubblico in scena con noi. Adesso la scena è cambiata: è diventata classica e, chiaramente, sono cambiate anche le nostre dinamiche. Chi è venuto a vedere lo spettacolo parla di rappresentazioni diverse ma, allo stesso tempo, molto interessanti nonostante il cambiamento. Alcuni spettatori ci hanno spiegato di non essere riusciti, durante lo spettacolo, a schierarsi a favore di uno dei protagonisti: questa, secondo me, è una carta vincente. Questo “palleggio” di colpe, di responsabilità che si ha tra i personaggi in scena è interessante. Ciò che maggiormente esce fuori dallo spettacolo è la complicità che c’è tra noi cinque. Abbiamo veramente legato tra noi e la nostra complicità sul palco è tangibile anche dal punto di vista dello spettatore.

Il testo dello spettacolo teatrale, secondo te, offre anche spunti per una morale?

Non abbiamo affrontato questo testo per dare un insegnamento o una morale. Non siamo noi a doverlo dire e nemmeno il testo. Lo spettacolo mette, invece, in chiaro gli aspetti scuri dell’animo umano, i rapporto sociali, dinamiche che possono accadere a tutti. Quello che lo spettatore vive maggiormente, guardando lo spettacolo, è la tensione che gioca anche nei momenti di silenzio. In scena ci sono, infatti, dei silenzi molto eloquenti.

Quali sono state le motivazioni che ti hanno spinta ad entrare a far parte del cast?

Innanzitutto perché ero molto contenta di lavorare con Francesco Frangipange, il regista dello spettacolo, che stimo molto perché scrive spettacoli molto convincenti che riguardano dinamiche sociali, familiari e sono sempre interessanti. Questo non è un teatro teatrale ma un film spagnolo. Mi piaceva l’idea anche perché è uno dei casi in cui non è il testo teatrale ad essere riadattato al film ma il contrario. Noi siamo stati i primi a farlo in versione teatrale. Mi piaceva questo esperimento e la storia stessa. Poi la squadra di lavoro è fatta da attori che stimo. Ci siamo molto divertiti.

Quali sono i tuoi impegni attuali lavorativi oltre questo spettacolo teatrale?

Sto girando il “Commissario Ricciardi”. Stiamo lavorando da Maggio. Interpreto una delle protagoniste in questa serie che, spero, piaccia ed abbia successo. Io sono napoletana. Mi sento a casa a Napoli, in Campania. Ho un legame fortissimo, è piacevole.

Sarai a Dicembre al Nest di San Giovanni a Teduccio. Perché venire a Teatro per questo spettacolo?

Questo è uno spettacolo che piace anche a chi non è abituato ad andare a teatro; dura 75 min, non ci si annoia e, visto che è tratto da un film, ha una messa in scena molto dinamica non un classico impianto teatrale. Ci hanno spesso chiesto quale fosse il genere dello spettacolo, non sappiamo definirlo: è un po’ commedia, noir, giallo. Un biglietto per uno spettacolo multigenere con cinque attori affiatati.

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