06/08/2020 03:09
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L’angolo del diritto
Le immissioni rumorose

A chi non è capitato di fare un po’ troppo rumore, magari durante una festa o ascoltando musica ad alto volume?? Spesso, nei condomini, tali fatti sono oggetto di liti furiose. Ma non basta, in alcuni casi le immissioni rumorose, specie se ripetute ed esagerate, possono costituire il presupposto per intentare delle vere e proprie cause dinanzi al giudice, con risvolti, alle volte, anche e purtroppo di tipo penale.
Vediamo quindi, in tali casi, cosa prevede esattamente la legge.
Per il codice civile, innanzitutto, l’art. 844 c.c. “il proprietario non può impedire le immissioni di fumo e calore … i rumori … derivanti dal fondo del vicino se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi”.
Fondamentalmente il limite di tollerabilità dell’art. 844 c.c. non ha carattere assoluto, ma relativo e deve essere fissato tenendo conto delle peculiarità del caso concreto. E’ il giudice che, nelle ipotesi concrete di violazione del dettato normativo, deve compiere una valutazione per contemperare le esigenze dei proprietari confinanti, tenuto sempre conto degli interessi in discussione.
In questa valutazione non necessariamente deve venire imposto il divieto di svolgere un’attività rumorosa, ove le immissioni possano essere contenute tramite dei rimedi di carattere diverso.

 

Il Giudice potrà, da una parte, imporre delle insonorizzazioni o altri rimedi per abbassare la rumorosità a livelli accettabili, ma dall’altra, in mancanza, potrà condannare anche la controparte ad astenersi dall’effettuare attività rumorose in certe ore del giorno o della settimana, a seconda dei casi.
In particolare il Giudice dovrà tenere conto delle condizioni naturali dei luoghi, delle attività normalmente svolte, del sistema di vita e delle abitudini della popolazione. In ogni caso, nella valutazione sul superamento della normale tollerabilità, tramite un consulente tecnico, il Giudice dovrà verificare che l’immissione rumorosa superi il c.d. “rumore di fondo” della zona, e cioè la fascia rumorosa costante di varia origine, caratteristica della zona stessa, di 3 dB se i rumori si verificano nelle ore notturne oppure di 5 dB se i rumori si verificano di giorno.
Anche in tal caso, però, si deve tenere conto del secondo comma dell’art. 844 c.c., secondo cui il giudice deve valutare il caso cercando di contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà, tenendo conto della priorità di un determinato uso.
La priorità è stata intesa dalla Corte di Cassazione come il “preuso”. In pratica, ad esempio, chi acquista una villetta in una zona industriale deve poi aspettarsi possibili immissioni e il limite della tollerabilità è più alto rispetto ad una zona residenziale.
Ancora, la destinazione d’uso conosciuta al momento dell’acquisto della proprietà, comporta per l’acquirente un limite di tollerabilità più alto di quello medio. Ad esempio, se si acquista un immobile in una zona residenziale ma vicino a un disco pub o una discoteca, ci si può attendere una certa rumorosità, superiore a quella media, che rientri nel concetto della “normale tollerabilità”.
In ogni caso sarà sempre necessaria da parte del giudice, una valutazione del caso concreto.
Le norme di carattere pubblico relative alle immissioni rumorose, poste in essere a tutela della salute (inquinamento acustico, elettrosmog, ecc..), possono essere applicate a seconda del caso, ma non hanno un carattere prevalente nella fattispecie in esame.
In ogni caso in seguito all’instaurarsi della causa civile, l’autore delle immissioni dovrà prepararsi ad un processo, in cui l’esito finale sarà comunque incerto e a cui si arriverà attraverso consulenze tecniche ed eventuali testimonianze.
Tuttavia, vi è anche un possibile risvolto penale, in quanto
l’articolo 659 del codice penale, al primo comma sanziona sia il comportamento commissivo volto a produrre rumori molesti, abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, sia il comportamento omissivo di chi non impedisce gli strepiti degli animali (ma si ritiene si possano considerare anche altre fonti), recando così danno al riposo e alle occupazioni delle persone.

Avv. Luigi Marchitto

La Redazione- Riceviamo e Pubblichiamo

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