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Al Presidente della Giunta regionale On. Vincenzo De Luca
Dalla lettura dei risultati dello studio sugli abitanti della cittadina venete di Vo’ (curato dal Dr. Andrea Crisanti, Direttore della Cattedra dell’Unità Diagnostica di Microbiologia e Virologia dell’Università di Padova) si apprende che il test (tampone) per la ricerca del Covid- 19 a cui sono stati sottoposti tutti gli abitanti del paese di Vo’ ha dimostrato che la grande maggioranza delle persone che si infetta, tra il 50 e il 75%, è completamente asintomatica, ma rappresenta comunque una formidabile fonte di contagio.

Tale studio è stato ripreso e analizzato dal dott. Sergio Romagnani, (già Professore di Immunologia Clinica e Medicina Interna, Professore Emerito dell’Università di Firenze) per proporre un cambio di strategia nella lotta al Covid 19 da parte della Regione Toscana, in base alle seguenti motivazioni: “A Vo’ infatti con l’isolamento dei soggetti infettati il numero totale dei malati è scesa da 88 a 7 (almeno 10 volte meno) nel giro di 7-10 giorni. Quello che è anche più interessante e in parte sorprendente, è stata anche la dimostrazione che l’isolamento dei contagiati (sintomatici o non sintomatici) non solo risultava capace di proteggere dal contagio altre persone, ma appariva in grado di proteggere anche dalla evoluzione grave della malattia nei soggetti contagiati perché il tasso di guarigione nei pazienti infettati, se isolati, era nel 60% dei casi pari a soli 8 giorni.
Questi dati forniscono due informazioni importantissime: 1) la percentuale delle persone infette, anche se asintomatiche, nella popolazione è altissima e rappresenta la maggioranza dei casi soprattutto, ma non solo, tra i giovani; 2) l’isolamento degli asintomatici è essenziale per riuscire a controllare la diffusione del virus e la gravità della malattia.
Alla luce di questi dati straordinari, è evidente che le attuali politiche di contenimento del virus devono essere riviste.
Risulta infatti assolutamente fondamentale per bloccare la diffusione del virus identificare il più alto numero possibile di soggetti asintomatici che sono fonte importante della malattia e di identificarli il più precocemente possibile. Sulla base dei dati ottenuti a Vo’, è già iniziata in tutto il Veneto una “sorveglianza attiva massiva”, cioè si è deciso in quella regione di sottoporre a tampone tutti i lavoratori più esposti al contagio (medici, infermieri, forze di polizia, lavoratori costretti per il loro tipo di lavoro ad avere molti contatti inter-personali), anche se asintomatici, uno studio finanziato da un industriale veneto il cui nome è sconosciuto, allo scopo di scovare tutti gli individui infetti, anche se asintomatici, e quindi di isolarli come è stato fatto nello studio pilota di Vo’.
La prima considerazione che scaturisce da questa esperienza è che l’attuale modalità nazionale e quindi anche della nostra regione di affrontare il problema della infezione da Covid-19 (fare tamponi solo alle persone sintomatiche) è l’opposto di quello dovrebbe invece essere fatto. Infatti, adesso che il virus circola ampiamente non è più così importante fare il tampone ai soggetti sintomatici. Tutti coloro che presentano febbre, tosse e sintomi respiratori dovrebbero comunque essere posti in isolamento o essere trasportati in ospedale e curati in modo appropriato alla loro sintomatologia e tutti coloro che sono stati esposti a questi soggetti dovrebbero comunque stare in isolamento.
Quello che però sembra adesso cruciale nella battaglia contro il virus è cercare di scovare le persone asintomatiche ma comunque già infettate, le quali hanno una maggiore probabilità di contagiare visto che nessuno le teme o le isola. Questo è particolarmente vero per categorie come i medici e gli infermieri che essendo esposti al virus sviluppano frequentemente un’infezione asintomatica continuando a veicolare l’infezione tra loro e ai loro pazienti. In molte regioni infatti, sia italiane che internazionali, si sta infatti decidendo di non fare più il tampone ai medici e agli infermieri a meno che non sviluppino sintomi.
Ma alla luce dei risultati dello studio di Vo’, questa decisione può essere estremamente pericolosa; gli ospedali rischiano di diventare zone ad alta prevalenza di infettati in cui nessun affetto è isolato. Il rischio di contagio per i pazienti e tra colleghi rischia di diventare altissimo ed esiste anche il rischio di creare delle comunità ad alta densità virale che sono quelle che, secondo lo studio di Vo’, favoriscono anche la gravità del decorso della malattia.
È quindi assolutamente essenziale estendere i tamponi alla maggior parte della popolazione, in particolare alle categorie a rischio (cioè esposti a contatti multipli), e quindi isolare i soggetti positivi al virus ed i loro contatti, anche se asintomatici, quanto più precocemente possibile. In particolare, è assolutamente necessario fare i tamponi a tutti coloro che hanno una elevata probabilità di trasmettere il virus, specialmente se vivono in comunità chiuse e con contatti molteplici e ravvicinati.
Infine, è importantissimo che tutti i soggetti a rischio indossino le mascherine, non tanto per proteggere sé stessi dall’infezione, ma piuttosto per proteggere gli altri da sè stessi, anche quando non presentano sintomi. Si potrebbe obiettare che i costi di un numero elevato di tamponi, nonché le difficoltà di ordine tecnico che ne derivano, siano state le motivazioni addotte per sconsigliare finora questa strategia a livello di politica sanitaria nazionale e quindi anche della regione Toscana (nel nostro caso Campania), scegliendo quella di effettuare il tampone solo alle persone fortemente sospette a causa della loro sintomatologia. Ma i costi, valutati in termini di vite salvate, di numeri molto inferiori di soggetti che richiedono i costi ed i rischi di una terapia intensiva, ed anche in termini economici, sarebbero alla fine enormemente inferiori a quelli legati alla esecuzione di un numero di tamponi molto maggiore di quello attualmente effettuato.
Del resto, risultati similari stanno arrivando in questi ultimi giorni dall’uso di una simile strategia nella Corea del Sud.”

Le motivazioni espresse dal Prof. Sergio Romagnani sono completamente condivisibili ed applicabili alla nostra Regione.
Dall’analisi della situazione veneta e di quella Coreana, che confermano i risultati positivi nel contrastare la pandemia, emerge la necessità di modificare l’attuale strategia, come proposto da molti studiosi nazionali ed internazionali e negli ultimi giorni anche dall’OMS, ovvero di ricercare attivamente i pazienti asintomatici (che rappresentano la maggioranza e i veri diffusori della malattia).
Si propone di adottare la nuova strategia, di ricerca attiva dei contatti e di effettuare il test (tampone rino-faringeo) a tutti i potenziali contatti, sintomatici e non sintomatici.
Inoltre, con l’utilizzo del Test rapido diagnostico in vitro (“VivaDiag Covid 19”) per la determinazione qualitativa degli anticorpi IgM e IgG anti-Covid-19 nel sangue umano (prelevato da vena o dal polpastrello) nel siero o nel plasma, potremmo effettuare uno screening di lavoratori delle aziende in grado di valutare subito la presenza di anticorpi per poter avviare una fase successiva sull’andamento dell’infezione.
Un test dall’utilizzo facile e immediato, bastano quindici minuti, e di buona accuratezza scientifica. Appare evidente che più grande è il campione, maggiore è l’affidabilità del risultato al fine di suggerire gli adeguati provvedimenti.
In sintesi, si propone di:
 effettuare la ricerca attiva ed il test (tampone) a tutti i contatti degli attuali positivi;
 effettuare il test tampone a tutti gli operatori pubblici iniziando dagli operatori sanitari
(dato l’alto numero di positivi tra il personale sanitario), forze dell’ordine, operatori a contatto con il pubblico. Appare evidente che è impensabile quanto inattuabile, prevedere uno screening, di tutta la popolazione campana, come richiesto da qualcuno;
 individuare i luoghi pubblici frequentati dai soggetti positivi, con effettuazione del test (tampone) agli altri frequentatori (luogo di lavoro, esercizi pubblici, ecc.);
 pubblicare i luoghi frequentati dai “contagiati”, per individuare gli altri frequentatori del luogo;
 affidare tutto il coordinamento del processo di identificazione ed effettuazione dei test al Dipartimento di Prevenzione con opportuno potenziamento di uomini e mezzi. Data l’organizzazione capillare delle UU.OO di Prevenzione (una per ogni distretto) la copertura di tutto il territorio Regionale è completa
 creare, presso le U.O. di Prevenzione distrettuale di un centro operativo per effettuare la mappatura dei luoghi frequentati dai cittadini, risultati positivi, e divulgazione online della mappatura, al fine di individuare tutti i frequentatori del luogo
 non secondaria, per l’evidente ricaduta, è la filiera agroalimentare, per cui si propone l’intervento della Regione con la fornitura del kit di diagnosi rapida per le aziende operanti nel suo territorio. Una o più volte a settimana l’azienda tramite la supervisione di un esperto (in collegamento con ASL competente) procede al monitoraggio di tutti i dipendenti. Monitorare (integrando se necessario con test tamponi) è utile per non arrivare a chiudere all’improvviso le aziende e quindi bloccare tutto il ciclo campano della produzione degli alimenti. A tal fine sarebbe importante per sostenere la filiera cibo ed essere vicino h24 alle aziende nominare un Commissario Campania per l’Agricoltura. Tale controllo potrebbe essere esteso anche a familiari e parenti presenti nel nucleo casa del lavoratore (costi più alti che l’azienda potrebbe non affrontare, ecco la necessità dell’intervento regionale).
Tutto questo ci permetterebbe di monitorare ed intervenire tempestivamente nel controllo della diffusione del contagio e nelle fasi successive all’epidemia. Occorre modificare la strategia attuata nel nostro paese. Poiché l’attuale approccio ha causato gravi problematiche alla regione Lombardia, con notevole aumento del numero di malati, quindi l’attuale strategia, di effettuare i test solo ai pazienti sintomatici e non cercare ed isolare gli asintomatici, si è rivelata sbagliata con le disastrose conseguenze di questi giorni. Occorre individuare tutti i pazienti asintomatici infetti (80% circa del totale), poiché sono i veri untori (come indicato da numerosi studi nazionali e internazionali).

La Redazione- Riceviamo e Pubblichiamo

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