06/08/2020 02:48
Home Cultura Musica Esce oggi il nuovo singolo di Gilberto “Non è un paese per...

“Non è un Paese per Jovanotti”, ottavo singolo estratto dal futuro album “Con tutto il dispetto”, è un brano d’impronta elettro-punk-pop che fonde folk melodico e chitarre potenti, “abrasive” e synth stile techno.
Un’apparente allegria, in un clima festante, cela una malinconia di fondo che non si spegne, ma resta accesa anche nella parte strumentale quasi a trasmettere energia da standing ovation.
Il videoclip, diretto da Maurizio Del Piccolo della Moviedel, mostra una performer (interpretata da Chiara Cardini) nel duplice ruolo di ragazza ambigua e inquietante che da ingenua e manipolata si rivela una crudele manipolatrice psicologica. Il conflitto tra il dottor Jekyll e il Mr. Hyde presenti nella giovane, si risolve in possibili interpretazioni, lasciando al bene e al male la possibilità di essere scelti dallo spettatore.
Nessuna invettiva personale verso il collega, ma ironia e “pop innocuo”, all’insegna di una sana e ludica goliardia. In relazione a questo, Gilberto chiarisce:
“La mia non è una canzone contro Jovanotti, ma una presa d’atto del fatto che molti italiani sono ormai contro quello che Jovanotti incarna e rappresenta: quella visione mondialista e di apertura multiculturale, di convivenza pacifica, di inclusione sociale. E con la scusa che gli atteggiamenti di Jovanotti sono spesso ispirati alla modalità democristiana degli anni Ottanta e quindi ben bilanciati, ci si sente autorizzati a far riemergere un certo fascismo latente. Ma la canzone non è un trattato di politica: anzi, gioca sul filo del rasoio, solleticando molti haters di Lorenzo Cherubini, e funziona come test. Quelli che capiscono il significato ultimo della canzone, la fanno ascoltare ai cani rabbiosi, e l’umorismo si fa arma di selezione, fa emergere chi è veramente malpensante, egoista e calcolatore, e chi invece è seriamente preoccupato per la deriva violenta dei nostri cervelli incatramati”

Note d’autore

Gilberto Ongaro, musicologo, cantautore e tastierista aponense classe ’87, scrive canzoni dal 2001, e fa concerti dal 2007. Dopo aver militato nel gruppo alt rock The Applesss (2007-2009) e nel trio demenziale Liberascelta (2009-2011), nel 2012 inventa l’idea di Saffir Garland, partito come progetto ambient elettronico strumentale. Ben presto, per urgenza comunicativa, Gilberto torna a cantare, sviluppando un’identità multiforme nel genere musicale, ma gradualmente sempre più definita nel concetto d’essere un satiro tagliente, rivolto ai paradossi della società, fino ad arrivare a brani dal taglio drammatico, ma sempre polemico. Gli argomenti, affrontati con spirito beffardo e umorismo caustico, sono molteplici e a volte tabù. La musica volutamente cerca il contrasto fra generi opposti, passando dall’elettronica al pop, al punk, al funky, al folk e alla salsa; il tutto sempre con l’approccio progressive. Gilberto non si fa problemi a creare strutture complicate e divertirsi a creare melodie e armonie impreviste. Finché nel 2018 non si stanca di sé, e decide di rivoluzionare il proprio stile. Cestinando mentalmente quasi tutto il materiale precedente (a parte le canzoni apprezzate dal pubblico), Gilberto abbandona l’eccessivo citazionismo colto, e sceglie di coniare un termine che va in direzione opposta a quanto fatto finora. Così, da Saffir Garland cantautore satirico, dal 2019 Gilberto si propone col proprio nome, dichiarando di fare “pop innocuo”. Si cambia vestito, uno più musicalmente leggero, per far emergere al meglio lo spirito, senza filtri. I contatti online restano gli stessi:

www.facebook.com/saffirgarland/
https://www.youtube.com/channel/UC6Ad9JAaT5-ICbEth6WGsYQ
DISCOGRAFIA:
Liberascelta
2011: “Come un dosso in autostrada” LP autoprodotto in studio
Saffir Garland
2012: “Rebus”, LP autoprodotto in casa
2014: “Le regole sono cambiate”, LP autoprodotto in studio
2016: “L’ira dei buoni”, EP uscito per Dimora RecordGilberto
Luglio 2020: Con tutto il dispetto, LP autoprodotto e auto distribuito su Spotify

RICONOSCIMENTI:
16 luglio 2016: Premio di categoria come MIGLIOR CANTAUTORE al Coorsal Music Summer Contest (Mirano, Venezia).
24 luglio 2014: Premio della Critica del Coorsal Music Summer Contest (Mirano, Venezia), con giuria presieduta da Red Canzian.
31 gennaio 2014: partecipazione alle audizioni di Musicultura (Macerata)
Ecco l’intervista all’artista
Benvenuto sul portale d’informazione SinapsiNews.Info. Anzitutto, come presenteresti il tuo progetto artistico? Chi è Gilberto Ongaro?

Io sono un cantautore tastierista, e faccio pop innocuo. Sì, innocuo.

Esce il prossimo 7 luglio il singolo “Non è un Paese per Jovanotti”. Come nasce questa canzone e, in particolare, cosa vuoi raccontare col brano?

E’ nata dopo le elezioni del 4 marzo 2018, in mezzo a quel clima dove improvvisamente sembrava che tutti gli italiani amassero la violenza, la retorica cattivista, e che quel qualcosa di buono che avevamo dentro di noi fosse morto per sempre. E ho trovato Jovanotti come perfetta rappresentazione di questo non ben definito sentimento, tramontato e sostituito da fiabe nere di odio e nuove marce su Roma.

È l’ottavo singolo del brano, che sarà pubblicato a breve, dal titolo “Con tutto il dispetto”. Perché questo titolo? I fan cosa dovranno aspettarsi dal nuovo lavoro discografico?

Prima di tutto, il dispetto è legato alla musica, che ho definito pop innocuo. Ho frequentato ambienti alternativi, dove dei trentenni ancora vogliono scappare dal sentirsi mainstream, insomma pop. Chi passa al pop, è come si vendesse al diavolo. Io trovo questo atteggiamento superficiale. Quindi, è un modo per deludere i pochi seguaci talebani che vorrebbero sempre vedermi sconosciuto. Poi, il dispetto è nei testi. Molti pezzi li ho scritti in modo da sembrare vuoti e stupidi, per irritare chi si aspetta quella maschera di serietà del cantautore di lana, tutto imbronciato sulla sedia. Chi sa andare oltre il primo significato delle parole, si accorge che c’è molto dietro. Da anni mi son stufato di star lì a fare spiegoni, che poi non è compito dell’artista: ognuno capisca quel che vuole, che poi è quello il gioco, mi piace testare il pubblico, osservare le reazioni. Sono un antropologo della performance.

In quale genere musicale ti rispecchi maggiormente e per quale motivo?

Domandona. Direi progressive, tutto ciò che sfida le mie orecchie. Oppure quel che chiamano “canzoni d’autore”, dove l’artista ha un’identità precisa e distinta. Scelgo più per qualità che per genere.

Diversi sono stati i riconoscimenti che hai ricevuto nel corso della tua carriera. Qual è quello che più ti gratifica e per quale motivo?

Ciò che più mi ha gratificato non è stato un premio di concorso, anche se ne ho vinto uno. Nel 2017, ho presentato la mia canzone “Ti mango in Congo”, una denuncia sullo sfruttamento delle miniere di coltan nella RD Congo, proprio all’incontro con John Mpaliza, attivista italo congolese che fa marce di pace per sensibilizzare sull’argomento. All’incontro c’erano degli esuli congolesi, che poi mi hanno abbracciato e ringraziato per aver preso a cuore la loro causa. Mpaliza poi è andato anche in alcune scuole superiori di Trento e di Roma, dove con mia sorpresa ha proiettato il video della canzone. Questo per me vale più delle targhe o delle vendite; a “Ti mando in Congo” canzone, a quanto pare è stato riconosciuto un valore didattico.

Quanto e cosa ha rappresentato, dal punto di vista musicale, questo periodo di stop?

Io ero già in stop da novembre 2018, quando ho abbandonato il nome d’arte Saffir Garland, che non è stata solo una velleità, ma una rivoluzione interiore. Prima ero uno di quelli che volevano essere alternativi a tutti i costi. Riscoprire di poter essere leggero e profondo allo stesso momento, è stato motivante. Avevo programmato nel dettaglio il 2020 come l’anno della rinascita in grande stile. Questa dannata pandemia l’ho vista egoisticamente come uno scherzo di pessimo gusto. Ma non trovo corretto lamentarsi per questo, di fronte a più di trentamila morti. Dal punto di vista musicale, non riesco a filosofeggiare: è un disastro, a me manca anche solo girare nelle piazze e sentire il soundcheck della batteria.

Hai già pensato ad una forma alternativa di esprimere la tua arte questa estate?

Sarò sincero, non so che pensare. I live streaming mi fanno pietà. Ne ho fatti due, ma la diretta col pianoforte che gratta sull’audio, proprio non fa per me, con tutta la cura che metto negli arrangiamenti.
Ho bisogno di fare concerti con persone davanti, anche non in massa, ma che ascoltino e si emozionino, e anche che si lamentino, che deridano, che siano maleducate, che allora alzo il tiro della provocazione. Perché funzionino le mie canzoni, ci vuole l’interazione. Altrimenti il mio pop resta davvero innocuo, non ironicamente.

La Redazione- Riceviamo e Pubblichiamo

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: