09/08/2020 13:54
Home Cultura Musica Il primo disco da solista di Obehi è un viaggio musicale dalla...

“OBEHI” (in Esan “mano dell’angelo”) è l’esordio discografico di Chris Obehi, in distribuzione fisica a partire dal 12 giugno (già disponibile in digitale dal 20 marzo in digitale su etichetta 800A Records: nove tracce in inglese, italiano, dialetto esan e siciliano tra brani originali e un omaggio a Rosa Balistreri, con quella “Cu ti lu dissi” gli è valsa la notorietà sui social. Un sogno che Chris Obehi ha coltivato sin da bambino nel suo Paese di origine, la Nigeria, dove suonava pianoforte e basso e da cui è dovuto scappare quattro anni fa: ha intrapreso un viaggio di 5 mesi durante i quali è stato in carcere in Libia, ha attraversato il Mediterraneo su un barcone e arrivato a Lampedusa e poi a Palermo, dove ha potuto continuare a coltivare la sua passione, la musica, e fare il suo esordio discografico.

Un album che è quindi una testimonianza luminosa per il periodo storico attuale, la prima prova di un giovanissimo talento che è riuscito ad annullare con la propria musica distanze e confini e che sente come casa sua tanto l’Africa in cui è nato, quanto la Sicilia che lo ha accolto nel 2015. E proprio per stare vicino e dare un segnale di speranza ai fan e a tutti coloro che lo hanno supportato nei mesi scorsi nella campagna di crowdfunding su Produzioni dal Basso che ha consentito la realizzazione dell’album, Chris Obehi ha deciso di non rinviare l’uscita del disco a causa della pandemia, ma di confermare l’uscita per il 20 marzo.

La scrittura di Chris Obehi è essenzialmente pop, le melodie sono semplici ed efficaci, la produzione e gli arrangiamenti ruotano intorno a pochi elementi sempre a fuoco: il beat della batteria suonata da Ferdinando Piccoli e spesso ispirata allo stile afrobeat di Tony Allen, il basso dall’energia “afro” esplosiva, marchio di fabbrica allo stesso Obehi, le chitarre soliste suonate dal produttore del disco, Fabio Rizzo, già al lavoro con Alessio Bondì, Dimartino, Nicolò Carnesi e gli Eugenio in Via di Gioia. Un viaggio tra pop, folk, afrobeat, reggae con influenze che ricordano Tracy Chapman, Paul Simon, Fela Kuti, Bob Marley e che in modo sorprendente coesistono con l’intepretazione del brano in siciliano di Rosa Balistreri e con l’unico episodio in italiano, “Non siamo pesci”, nel quale Obehi racconta le sensazioni della propria traversata nel Mediterraneo.

Il disco è stato registrato da Francesco Vitaliti e Fabio Rizzo a Indigo (Palermo) e masterizzato da Giovanni Versari a La Maestà. Chris Obehi (voci, basso e chitarra) è stato accompagnato da Ferdinando Piccoli (batteria), Fabio Rizzo (chitarra elettrica), Federico Mordino (percussioni), Yannick Tiolo (background vocals in “Mama Africa”), Donato Di Trapani (piano in “Non siamo pesci”) e Stanblaze (background vocals in “100% Amore”).

L’artista ci ha raccontato del primo disco, dei singoli e dei prossimi impegni musicali.

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Anzitutto, OBEHI come spieghi a chi ancora non ha avuto modo di ascoltarti il tuo percorso artistico ed il tuo genere musicale?

La musica è sempre stata presente nella mia vita, fin da piccolo. Nella mia famiglia mia madre canta in un coro gospel, mio padre è da sempre un appassionato di musica reggae e mio zio suona il pianoforte. Già mentre ero in Nigeria avevo cominciato a suonare il pianoforte e il basso, quest’ultimo diventato poi il mio strumento principale. Da quando sono arrivato in Italia ho imparato a suonare la chitarra da autodidatta e ho incominciato a scrivere canzoni. La chitarra mi aiuta molto a comporre musica, cosa che non facevo prima in Nigeria. La musica è la mia lingua. Con la musica riesco a dar voce alle mie emozioni. La mia musica spazia attraverso diversi generi musicali come la musica pop, reggae e afro beat. Non sento di appartenere ad un genere musicale unico. Esce il 12 giugno l’album “Obehi”, nove tracce in inglese, in italiano, in siciliano ed esan.

Cosa hai voluto raccontare con questo lavoro discografico? Ci spieghi come è nato?

Il nome Obehi, oltre ad essere il titolo del mio primo disco, è anche il mio nome d’arte nonché il mio nome tradizionale. Obehi in Esan significa “mano d’angelo” ed è il nome che mia nonna mi ha dato quando ero piccolo. Ho voluto dargli questo titolo perché volevo che questo primo album fosse un modo per presentarmi al mondo. Le canzoni sono in diverse lingue, tutte le lingue che parlo. Mi piace usare più lingue all’interno della stessa canzone, perché sento che questo mischiare diverse lingue mi rappresenta. Le tracce scelte sono alcune delle canzoni che ho scritto finora e sono molto diverse tra loro sia per il tipo di musica sia per le storie che raccontano: c’è Without you che ha un ritmo afro punk, Fly Away che da una dolce canzone d’amore si trasforma in un reggae, Mr Oga che è il mio primo pezzo afro beat, in linea con la tradizione del grande Fela Kuti. L’album in sé è nato grazie a Fabio Rizzo che si è interessato alla mia musica e mi ha proposto di realizzare quello che da sempre è stato un mio sogno: fare un disco. Grazie al crownfunding lanciato su Produzioni dal Basso sono riuscito a raccogliere i fondi necessari per poter vedere in maniera più concreta i frutti del mio lavoro. Sono e sarò sempre grato a tutte le persone che hanno creduto in me e che mi stanno accompagnando in questo bellissimo viaggio.

Nell’album c’è anche un pezzo in omaggio a Rosa Balistreri. Perché questa scelta?

Rosa è per me il mio portafortuna in Italia. un mio amico musicista, Francesco Riotta della Famiglia del Sud, mi ha fatto conoscere la sua musica e mi ha da subito interessato. Cu ti lu dissi ha per me un qualcosa che mi ricorda un ritmo africano e me ne sono da subito innamorato. La bella musica per me è la musica che riesce a trasmettere emozioni forti e per me la musica di Rosa Balistreri riesce ad arrivare al cuore. Grazie a Rosa e al video fatto dai ragazzi di Palermo Festival dove suono Cu ti lu dissi e che in poco tempo è diventato virale, sono diventato “il nigeriano che canta Rosa” e molte persone si sono interessate così alla mia storia e alla mia musica. Non potevo nel mio primo album non dedicare a lei una canzone.

Nel pezzo Mama Africa racconti la tua terra la Nigeria. Quanto è importante per un artista restare fedele alle proprie origini?

Per me è molto importante per un’artista ricordarsi sempre da dove viene. Il mio essere nigeriano rimarrà sempre, indipendentemente da dove vivrò. Per me la musica è una lingua che permette di esprimere emozioni presenti ma anche appartenenti al passato. Le proprie radici sono importanti e non credo che riuscirei a escluderle dalla mia musica, ma soprattutto non vorrei. Che sia il ritmo, il modo di suonare uno strumento, quali strumenti scegliere per comporre i miei brani o le parole dei testi di una canzone, l’Africa comparirà sempre nelle mie canzoni.

Quanto la tua terra ha influito nei tuoi singoli?

Hai vinto diversi premi: “Premio Rosa Balistreri e Alberto Favara”, la targa SIAE Giovane Autore a musica contro le mafie, premiazione a Sanremo col brano “Non siamo pesci”. Una carriera, la tua, già di successo.

Quale di queste esperienze ti ha segnato maggiormente?

Non c’è un’esperienza che mi ha segnato maggiormente, tutte sono state esperienze importanti che mi hanno permesso di raggiungere dei traguardi, ma soprattutto di conoscere sempre nuove persone con cui condividere la mia passione: la musica. Questi riconoscimenti per me simboleggiano il fatto che il mio lavoro è apprezzato e possono far viaggiare la mia musica sempre più lontano.

Con quale artista italiano vorresti collaborare e per quale motivo?

Ho avuto l’onore di collaborare con Roy Paci che ha aggiunto i suoi fiati alle mie canzoni Mr Oga e 100% Amore. Per il futuro non ho dei nomi particolari in mente, la musica per me è espressione di libertà, che unisce persone che hanno una stessa passione. Per me la musica è anche sinonimo di divertimento, di emozione e sono aperto a future collaborazioni.

Quali sono i tuoi prossimi progetti musicali?

Per ora mi basterebbe riprendere a suonare e iniziare il mio tour per promuovere il mio disco, tour che è stato cancellato a causa dell’ emergenza sanitaria che abbiamo e stiamo ancora attraversando. Durante questo periodo di sospensione dai concerti, ho continuato a lavorare sulla mia musica e su nuove canzoni, che spero presto di farvi ascoltare.

La Redazione- Riceviamo e Pubblichiamo

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