25/10/2020 03:19
Home Cronaca Ndrangheta’ “Operazione Taurus” tutti nomi degli arrestati

 

Nelle prime ore della mattinata odierna il R.O.S., con il supporto dell’Arma territoriale in Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Calabria, ha eseguito un’O.C.C., emessa dal G.I.P. del Tribunale di Venezia su richiesta della locale D.D.A., nei confronti di 33 indagati per associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, estorsione, rapina, usura, ricettazione, riciclaggio, turbata libertà degli incanti, furto aggravato, favoreggiamento, violazione delle leggi sulle armi, con le aggravanti mafiose previste dall’articolo 416 bis-1 C.P..

Contestualmente, sono state notificate più di cento informazioni di garanzia ed effettuate numerose perquisizioni, nonché sequestrati beni mobili e immobili per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro.

I provvedimenti scaturiscono da un’attività investigativa avviata nel 2013 – anche a riscontro delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia – per ricostruire un traffico di stupefacenti diretto verso il Veneto, successivamente ampliata per accertare l’eventuale presenza in quella regione di strutture di ‘ndrangheta.

Le indagini hanno consentito di individuare gravi elementi di responsabilità in ordine ad una strutturata consorteria ‘ndranghetistica stanziata a Sommacampagna (VR) almeno dal 1981, riconducibile alle famiglie “GERACE-ALBANESE-NAPOLI-VERSACE” originarie della piana di Gioia Tauro (RC) e con ramificazioni in diversi comuni della Provincia di Verona (Villafranca Veronese, Valeggio sul Mincio, Lazise e Isola della Scala).

In particolare è stato possibile fare emergere importanti elementi di responsabilità partecipativa alla struttura ndranghetista con articolata divisione dei compiti all’interno del sodalizio, nonché la sua costante connessione con il “Crimine di Polsi” in Calabria, confermando ulteriormente il carattere unitario della ‘ndrangheta.

Le indagini hanno anche evidenziato concreti e puntuali elementi di pervicace capacità di intimidazione e conseguente assoggettamento delle vittime, realizzato attraverso la commissione, nel tempo, di un sistematico e rilevante numero di reati (in particolare estorsioni ed usura), acclarando anche la realizzazione di un vorticoso giro di false fatturazioni per operazioni inesistenti.

Inoltre sono stati documentati diversi episodi di riciclaggio, commessi attraverso società di cui i formali titolari si servivano, avvalendosi anche della mafiosità dei loro interlocutori, per trarre un personale tornaconto.

Dal quadro emerso dalle indagini è possibile ipotizzare, sulla base dei concreti elementi acquisiti, la capacità della consorteria di acquisire, direttamente o indirettamente, la gestione e il controllo di attività economiche nei più svariati settori (in particolare costruzioni edili e movimento terra, impiantistica civile ed industriale, servizi di pulizia e di affissione della cartellonistica pubblicitaria, commercio di autovetture e materiali ferrosi, nonché trasporti su gomma) anche in collegamento con soggetti contigui alla cosca “GRANDE ARACRI”  di Cutro (KR) stanziali nella provincia di Verona.

Infine, gravi elementi sono emersi in ordine alla gestione, da parte dei sodali, di un traffico di stupefacenti, sviluppato nel veronese attraverso due canali di approvvigionamento: uno in Calabria e l’altro facente capo ad appartenenti a gruppi criminali albanesi e sloveni. Nel corso delle attività, sono stati sequestrati ingenti quantitativi di cocaina e marijuana.

Ecco gli arrestati per associazione mafiosa

  • Carmine Gerace, 39 anni, Gioia Tauro;
  • Antonio Albanese, 60 anni Valeggio sul Mincio;
  • Giuseppe Napoli, 65 anni, Sommacampagna;
  • Giuseppe Versace, 60 anni, Castel d’Azzano.
  • Francesco Versace, 57 anni, Valeggio sul Mincio;
  • Diego Versace, 65 anni, Sommacampagna;
  • Agostino Napoli, 51 anni, Caselle di Sommacampagna;
  • Mario Gerace, 38 anni, Rizziconi (RC)

 misure cautelari

},> ALBANESE Antonio in relazione ai capi 1, 3, 12, 13, 14, 15, 16, 21, 28, 36 dell’imputazione
provvisoria
},> ANSELMI Ezio in relazione ai capi 107, 108, 109 dell’imputazione provvisoria
},> ARABIA Salvatore in relazione ai capi 92, 102, 105, 106, 108, 109 dell’imputazione provvisoria
},> CAPICCHIANO Rosario in relazione al capo 21 dell’imputazione provvisoria
},> CORICA Antonino in relazione ai capi 44, 49, 50, 51 dell’imputazione provvisoria
},> CORICA Rocco in relazione ai capi 44, 52, 53 dell’imputazione provvisoria
},> GERACE Carmine in relazione ai capi 1, 15, 16 dell’imputazione provvisoria
},> GERACE Mario in relazione ai capi 1, 3, 15, 16 e 44 dell’imputazione provvisoria
}> GIARDINO Alfonso in relazione ai capi 108 e 109 dell’imputazione provvisoria
},> GIARDINO Alfredo Antonio in relazione ai capi 108 e 109 dell’imputazione provvisoria
},> GIARDINO Francesco in relazione ai capi 108 e 109 dell’imputazione provvisoria
},> GRISI Francesco Giovanni Giuseppe in relazione ai capi 108 e 109 dell’imputazione provvisoria
>- MERCURIO Domenico in relazione ai capi 21, 107, 108, 109 dell’imputazione provvisoria
},> MULTAR! Carmine in relazione al capo 21 dell’imputazione provvisoria
},> MUTO Franco in relazione al capo 92 dell’imputazione provvisoria
}> NAPOLI Agostino in relazione ai capi 1, 3, 4, 38, 60, 61, 62, 63, 65, 71, 72, 73, 74, 75, 76, 77
dell’imputazione provvisoria
},> NAPOLI Giuseppe in relazione ai capi 1, 20 (esclusa l’usura), 21, 28, 29 dell’imputazione provvisoria
},> PUGLIESE Michele in relazione ai capi 21, 102, 104, 105, 107, 108, 109 dell’imputazione provvisoria
},> TIROTTA Santo in relazione ai capi 3, 6, 32, 45, 48, 92, 93, 94, 95, 97, 102, 104, 105, 106, 108, 109
dell’imputazione provvisoria
},> TRIPODI Francesco in relazione ai capi 15 e 16 dell’imputazione provvisoria
:;:,. TRIVIERI Giuseppe in relazione al capo 92 dell’imputazione provvisoria
},> VALLONE Francesco in relazione ai capi 107, 108 e 109 dell’imputazione provvisoria
},> VERSACE Diego in relazione ai capi 1, 22 (escluso il furto), 24, 44, 48 e 49 dell’imputazione
provvisoria
},> VERSACE Francesco (cl. ’63) in relazione ai capi 1, 8, 26, 27 dell’imputazione provvisoria
},> VERSACE Francesco (cl. ’57) in relazione ai capi 44 e 49 dell’imputazione provvisoria
},> VERSACE Giuseppe in relazione ai capi 1, 3, 5, 14, 18, 19, 20 (esclusa la fattispecie di usura), 26, 27,
30, 32, 34, 49 dell’imputazione provvisoria
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L’ordinanza di custodia cautelare

“Con riferimento agli indagati Albanese Antonio, Napoli Giuseppe, Versace Giuseppe, Versace Diego,
Napoli Agostino, Versace Francesco cl. ’63, Gerace Carmine e Gerace Mario, ai quali viene contestato il
reato di cui all’art. 416-bis c.p. (capo 1), oltre ad una pluralità di reati fine, è certamente ravvisabile il
pericolo di reiterazione di reati della stessa specie di quelli sub iudice, rischio che si ritiene concreto ed
attuale: il coinvolgimento dei predetti indagati in attività delittuose, poste in essere in forma associata e in
modo abituale e sistematico, quasi frenetico, con le tipiche modalità mafiose, rende infatti pressoché certo
il rischio che i predetti possano rendersi protagonisti di nuovi episodi delittuosi, in difetto di intervento
cautelare.

“Le modalità e la tipologia dei fatti commessi, connotati da violenza e intimidazioni, inducono a ritenere
inoltre sussistente il pericolo di inquinamento probatorio, anche in considerazione del fatto che le vittime
non hanno quasi mai denunciato i fatti, dei quali hanno riferito alle forze dell’ordine solo in tempi successivi
e quasi mai spontaneamente, manifestando sempre concreto timore nei confronti degli indagati. Risulta
d’altra parte riscontrato l’interesse di questi ultimi ad eliminare o ridurre gli elementi di accusa, per cui si ritiene che il perdurare dello stato di libertà degli indagati possa rappresentare un ostacolo alla
conservazione della prova.

“Con riguardo ai menzionati indagati opera peraltro la presunzione di legge di cui all’art. 275 comma 3 c.p.p.
di adeguatezza della custodia cautelare in carcere, non ravvisandosi elementi che consentano di ritenere la
rescissione dei legami con l’organizzazione criminosa né la radicale disgregazione dell’organizzazione
stessa.

“Si rammenta infatti che, in tema di custodia cautelare in carcere applicata nei confronti di indagato per
delitto di associazione mafiosa ovvero di altro delitto aggravato dall’art.416-bis.1 c.p., la doppia
presunzione di cui all’art.275, comma 3, c.p.p. può essere superata solo dalla prova della rescissione dei
legami con l’organizzazione criminosa, essendo il giudizio di attualità delle esigenze cautelari immanente
alla disposizione speciale di cui all’art. 275, comma 3, c.p.p. (cfr. da ultimo Cass. n. 35848 dell’ll.6.2018).

“Si rileva in ogni caso che nel caso in esame le esigenze cautelari si presentano assolutamente come attuali e a tal fine non possono ignorarsi la pericolosità e la pervasività del sodalizio contestato al capo 1
dell’imputazione provvisoria, i contatti continui, praticamente quotidiani, tenuti con esponenti della
‘ndrangheta calabrese, la gravità dei fatti anche in considerazione delle modalità con cui sono stati
commessi, tali da evidenziare una vera e propria abitualità ad agire con violenza e prepotenza e con aperto
disprezzo delle regole basilari della pacifica convivenza.

“Nei confronti di Napoli Agostino sussiste peraltro un grave quadro indiziario in relazione a innumerevoli
delitti in materia di stupefacenti di cui all’art.73 d.p.r. 309/90, commessi nell’arco di diversi anni, che egli
commette con una professionalità e sistematicità tali per cui appare illogico pensare ad una desistenza
spontanea, in assenza di cautela.

(…)

“Sussistono poi attuali e concrete esigenze cautelari (in particolare quelle di cui alla letttera C) dell’art. 274
c.p.p.) nei confronti di Corica Antonino (capi 44-49-50-51), Corica Rocco (capi 44-52-53), Versace Francesco
cl. ’57 (capi 44-49), Tripodi Francesco (capi 15 e 16), Capicchiano Rosario (capo 21) e Multari Carmine
(capo 21), anch’essi legati a contesti di ‘ndrangheta, indagati per reati aggravati dall’art. 416-bis.1 c.p.
Dagli atti di indagine emerge come I predetti siano stabilmente inseriti in contesti criminali mafiosi e dediti
ad attività delittuose gravi le cui modalità operative denotano una sistematicità e abitualità tali per cui non
è possibile pensare che al tipo di illecito commesso gli indagati rinuncino spontaneamente, in assenza di
cautela. Anche nei confronti di tali soggetti opera, d’altra parte, la doppia presunzione di cui all’art. 275,
comma 3, c.p.p.

(…)

“Nei confronti di Cubi Luca (capi 8 e 30), Cipriani Cesare (capo 3), Puttini Renzo (capo 4), Beltrame Enzo
(capo 18-19), Voltolini Massimo (capo 20 esclusa l’usura), Roman Alessandro (capo 21} e Venturi Diego
(capo 27) sussiste un grave quadro indiziario in relazione a delitti aggravati dal metodo mafioso.

“Si tratta di soggetti che non hanno esitato ad associarsi con esponenti della criminalità organizzata per
vessare altre persone e per ottenere con prepotenza – con il metodo tipico delle associazioni mafiose
appunto -vantaggi e altre utilità con contestuale altrui danno (non solo economico).
Alla luce delle modalità e delle circostanze dei fatti e anche in considerazione della particolare spinta
delinquenziale che ha mosso tali soggetti, espressione di una chiara scelta di campo verso l’illegalità, non
può ritenersi che le condotte siano occasionali ma deve invece ritenersi concreto e attuale il rischio di
recidivanza.

“Non può tuttavia non tenersi conto, nella scelta della misura applicabile, del minore spessore criminale e
dunque della minore pericolosità di questi soggetti rispetto a quelli più sopra indicati e del rilievo che
rispetto a questi dispiega la distanza dai fatti contestati. Per tali motivi, le esigenze specialpreventive si
ritengono fronteggiabili con la misura coercitiva della presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.

(…)

“Venendo ora alle contestazioni in materia di stupefacenti, si osserva che nei confronti di Conte Simone
sussiste un grave quadro indiziario in relazione ai delitti di cui all’art.73 d.p.r. 309/90 di cui ai capi 61, 62 e
63; egli è stato arrestato in data 18.2.2015 per il fatto di cui al capo 65 dell’imputazione provvisoria ed è
266 stato per questo giudicato e condannato dal Tribunale di Verona alla pena di anni sei ed euro 40.000 di
multa.

“Allo stesso modo, Petushi Artur (cui sono contestati i fatti di cui ai capi 62-63-65-66-67-68-69-70-71-72) è
stato arrestato il 22.9.2015 e condannato in via definitiva; egli risulta essere stato ammesso alla misura
alternativa dell’afffidamento in prova ai servizi sociali.

“Lo stesso dicasi per Celo Bledar, tratto in arresto il 30.4.2015 e giudicato per essere stato colto in possesso
di 16 chili di cocaina. I fatti a lui contestati nel presente procedimento sono antecedenti l’arresto.
I fatti contestati ai suddetti soggetti nel presente procedimento sono stati commessi anteriormente ai fatti
per i quali sono stati arrestati e condannati in via definitiva. Essi risultano dunque aver scontato la pena.
A fronte di tale circostanza, in assenza di informazioni recenti, le esigenze cautelari non possono ritenersi
attuali.

“Anche con riguardo a Baldan Gabriele (indagato per i capi 62, 63, 64, 79) la lontananza dai fatti induce ad
escludere l’attualità delle esigenze cautelari, nonostante la gravità delle condotte riscontrate.

 

La Redazione- Riceviamo e Pubblichiamo

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