25/10/2020 17:53
Home Cultura Musica “Giorni”, il primo lavoro della band Tugo

“Giorni” Ep è il primo lavoro autoprodotto della band emiliana Tugo, disponibile sui principali store digitali dal 25 Settembre 2020. La band nasce nel 2018 dalle ceneri di un’altra band dall’esperienza decennale con anni di palchi più e meno grandi, furgoni stipati di strumenti acustici e percussioni, mille chilometri su e giù per l’Italia. Dopo un breve periodo di “separazione”, ci si ritrova nella sala prove di sempre (un vecchio garage di campagna, ribattezzato la “Purple Caverna”) ed ha così inizio il nuovo percorso e la nuova creatura Tugo, che due anni dopo si concretizza con la produzione di questo primo Ep di quattro pezzi. Dal punto di vista musicale si è trattato di un completo reset, una scommessa basata sulla voglia di continuare a suonare insieme trascinati da un’onda nuova, di ripartire da zero e di rimettersi in gioco. Il marchio di fabbrica della band è proprio quello di non avere un marchio di fabbrica, di non imporsi un genere o una modalità, di lavorare il più possibile in maniera istintiva, componendo i pezzi sulle jam che nascono in sala da una melodia abbozzata, un beat di batteria o una sequenza di accordi. L’intero Ep è impregnato di questa spontaneità, di un amore per la musica che sfocia quasi in gelosia, al punto di aver deciso di produrre, registrare, mixare e masterizzare tutti i brani in totale autonomia, liberi da tassametri in studi costosi e da logiche costruite e artefatte. Tutto ciò che vi è contenuto, incluse le grafiche, è figlio di quelle lunghe ore ritagliate al sonno e al lavoro che ogni membro del gruppo ha dedicato con maniacale devozione… ore che take dopo take, master dopo master, ascolto dopo ascolto, si son fatte “Giorni”. Nell’intervista, la band ci racconta del progetto musicale e dei prossimi impegni artistici.

Il prossimo 25 settembre esce “Giorni”, il primo lavoro autoprodotto della band. Anzitutto, che tipo di giorni sono stati questa della quarantena appena trascorsa per voi dal punto di vista personale ed artistico?

Sicuramente sono stati giorni lenti, di una lentezza allo stesso tempo romantica e drammatica, da romanzo russo. Chi l’avrebbe mai detto che un giorno ci sarebbe toccato guardare la primavera dalla finestra mentre tutto intorno il mondo cadeva a rotoli? Al netto di tutte le iniziali paure, ansie e scocciature del caso, la nostra quarantena è fortunatamente filata liscia tra videochiamate, acquisti compulsivi di schede audio online (per poter garantire un futuro ai pezzi nati in sala prove durante l’inverno) e qualche rarissima prova nel garage di sempre, termo scanner e autocertificazione alla mano, distanze di sicurezza garantite ovviamente. Una quarantena nella quarantena, una attesa nell’attesa: c’è chi tra di noi l’ha passata aspettando la prima bimba e chi aspettando una cucciolata di meticci (Bastardi di razza®); c’è chi è stato testimone delle prime gattonate e parole del figlio. Insomma… poteva andare peggio. Dal punto di vista artistico sicuramente il più attivo tra di noi è stato Francesco Mazzini, il batterista della band nonché deus ex machina dell’EP: è nel suo studio che abbiamo registrato tutti i pezzi durante l’autunno/inverno scorsi ed è lui che ha passato gli scorsi mesi a mixare e masterizzare i pezzi ottenendo un risultato direi ottimo.

Tornando all’ep, perché intitolate questo primo ep “Giorni”?

Semplicemente perché il singolo che per primo presenteremo si intitola così, appunto “Giorni”. E’ stato scritto nel 2019 ma il testo, oggi, risulta quasi profetico. Giorni parla di un mondo, il nostro, che “presto finirà”: il nostro incedere frenetico nella quotidianità ormai perennemente connessa, l’ansia che ti tiene sveglio la notte… per fortuna, pare ci sia ancora qualcuno che ci possa curare o, per lo meno, far stare meglio. Tra i pezzi contenuti nell’EP è quello dal sound più moderno, più
attuale, un compromesso perfetto tra i nostri singoli gusti musicali.

La band nasce nel 2018, due anni di esperienza, da una band decennale. Ci spiegate questa evoluzione? Che tipo di progetto è il vostro?

Coi Divi di Hollywood, il nome del precedente progetto, siamo partiti nel 2005 ai tempi dell’università. Lunghi pomeriggi di cazzeggio e la spensieratezza dei vent’anni, nuovi amici ed una libertà tutta da assaporare, una chitarra sempre pronta a saltar fuori dal baule della macchina. In poco tempo abbiamo scritto un bel po’ di canzoni acustiche e quasi da falò, che nella loro semplicità, immediatezza e simpatica arroganza tipica dei veri divi nascondevano il loro pezzo forte. Per una buona decina di anni siamo stati i padroni dell’Emilia occidentale (ecco qui l’arroganza di cui sopra 🙂 ) collezionando tantissimi live anche in apertura a band ben più famose tipo Marta sui Tubi, Hormonauts, Mercanti di Liquore, Luci della Centrale Elettrica e Tonino Carotone. Complice una pausa forzata di un paio di anni e la voglia di darci una scossa dal punto di vista compositivo, abbiamo imbracciato gli strumenti elettrici per dar vita al classico power trio rock. Finalmente i riff che una volta, sulle chitarre acustiche, sembravano urla di pernici strozzate ora tuonavano dalle porte della sala prove; potevamo finalmente lasciar uscire tutto il rock che ci era mancato negli ultimi anni.Il nostro sound è fortemente caratterizzato da un’impronta alternative fine anni 90, primi 00; si possono sentire echi di Verdena, Afterhours, TARM, Zen Circus, Fast Animals and Slow Kids ma anche Arctic Monkeys, Foo Fighters e Strokes per dirne qualcuno.

L’ep è composto da 4 pezzi. Tra questi “Nessuno vuole bene al bassista”. Quanto è importante per voi, invece, l’unione all’interno di una band?

Ahaha… il ritornello della prima bozza del pezzo in sala prove suonava qualcosa come “So tell me what you do with my sister ?!” che, successivamente, in italiano è diventato “Nessuno vuole bene al bassista”; tutto il resto del testo gioca appunto intorno a questa frase. Chi in fondo non si sente un bassista, relegato ad un ruolo che lo status quo vuole marginale ed emarginato sul grande palco che è la vita? Scherzi a parte, non bastano 15 e passa anni di amicizia e sodalizio artistico per far capire quanto può essere importante l’unione in una band? Come in tutti i grandi amori anche il nostro vive di momenti di tensione, i motivi sempre quelli “Abbassa la chitarra !”, “Guarda che li dovevi fare tumtumpà non tumtumtumpà! ”, piccole sciocchezze se paragonate ai litigi sulle royalties di certe grandi rockstar. Fuori dalla sala prove, quando le orecchie smettono di fischiare, siamo sempre i soliti compagnoni e, certamente, vogliamo bene al nostro bassista.

Quali sono i vostri prossimi progetti artistici?

Questo è il nostro anno zero, con la promozione di questo EP puntiamo ad uscire dalla nostra città, dalla cerchia dei nostri amici e parenti per arrivare alle orecchie di un pubblicopiù vasto ed eterogeneo. Chissà se, finito questo periodo di emergenza, riusciremo a calcare palchi per noi nuovi davanti ad un pubblico nuovo e giovane? Presenteremo il nostro EP con un release party sabato 26 Settembre al circolo Arci App Colombofili di Parma insieme ad Amalthea, giovane cantautrice parmigiana. Nei prossimi mesi torneremo sicuramente in studio per lavorare sulla definizione del nostro suono, ancora abbastanza astratto, e buttar giù qualche nuovo pezzo, idea, venuti fuori in questi strani “Giorni”.

La Redazione- Riceviamo e Pubblichiamo

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