29/11/2020 02:15
Home Cultura Cinema e Tv Christian Giroso, da “Gomorra” a “L’amica geniale”

Christian Giroso è un giovane e promettente attore campano. È cresciuto nei laboratori teatrali della Napoli periferica. Spettacolo dopo spettacolo, grazie ad una valida formazione, si è fatto conoscere al grande pubblico arrivando ad interpretare ruoli di rilievo all’interno di fiction e progetti cinematografici.

Ha fatto parte del progetto Arrevuoto; ha vinto il Premio Ubu; ha partecipato alla serie “Gomorra”, dove ha interpretato O’ Cardillo e successivamente è stato protagonista in “L’amica geniale”. Christian ha raccontato al nostro portale d’informazione i suoi esordi e le sue esperienze attoriali.

Come ti avvicini al mondo dell’arte?

La mia esperienza nasce da un gioco. Al liceo venne proposto un corso di recitazione “Arrevuoto”; un progetto della “no scuola” perché non si trattava di una vera e propria scuola di recitazione ma di un “gioco teatrale”. Il gioco era inteso non come “svago” ma come una vera e propria iniziazione al teatro. Nell’ambito del progetto, veniva data la possibilità ad alcuni ragazzi di formarsi come attori, organizzatori o tecnici.

Da lì ha avuto inizio il mio percorso artistico. Perché hai scelto di non abbandonare Napoli per inseguire i tuoi progetti?

Napoli è una città cinematografica: questo lo dimostrano i progetti nazionali e mondiali che si sono girando e che si stanno ancora girando. Napoli è sempre stata la mia casa. Non ho mai sentito l’esigenza di lasciare questa città.

Il successo arriva dopo aver partecipato alla serie “Gomorra”. Ce ne parli?

Nessuno si aspettava il successo di “Gomorra” a livello planetario. “Gomorra” è stata la mia prima esperienza cinematografica. È stato uno dei maggiori trampolini di lancio per me. Vengo da un quartiere di Napoli, Scampia; all’inizio è stato difficile spiegare la differenza tra abitante del territorio e l’attore che interpreta un possibile abitante del territorio.

Il cinema ha un forte impatto a livello mediatico, pertanto si viene riconosciuti subito; in teatro non è così, ci sono gli stessi volti, le stesse persone, non si è conosciuti molto dal grande pubblico. “Gomorra” mi ha dato l’opportunità di essere conosciuto da tante persone.

Quanto è stato utile per te essere napoletano per il successo che stai riscontrando?

A Napoli viviamo un teatro a cielo aperto. La maggior parte delle persone hanno come hobby non solo il calcio ma anche il teatro. In ogni famiglia, in ogni persona di Napoli il teatro è molto presente. Mia mamma e mio padre, ad esempio, avevano una compagnia amatoriale. È con loro che, quando ero piccolo, recitavo.

Mi sono trovato a guardare più commedie di Totò, De Filippo, Scarpetta che cartoni animati.

Cosa ha rappresentato per te il periodo di quarantena nazionale?

In questo periodo si sarebbero dovuti svolgere importanti progetti, alcuni dei quali sono stati bloccati e/o sospesi. Per me è stato un periodo di transizione. Mi sono dedicato agli altri: ho collaborato ogni giorno con l’associazione territoriale di Scampia.

Cosa pensi della scena attoriale giovanile campana?

Attualmente a Napoli ci sono dei fuoriclasse che non si vedono nemmeno in Accademie o Scuole nazionali.

Il talento ha bisogno di studio. Bisogna andare a passo con i tempi. Sono molto felice di essere in questa epoca e con questi attori.

Qual è la tua opinione sulla promozione social di un prodotto di un giovane attore?

Ho un pessimo rapporto con i social.

Tante produzioni oggi basano i cast sui social, questo non mi piace. Bisogna, però, adeguarsi ai tempi. Progetti futuri?

Sto scrivendo uno spettacolo, che vede me stesso al centro, un monologo. So cosa voglio raccontare, il progetto è in divenire. Continuerò con il cinema e con la terza stagione de “L’amica geniale”.

La Redazione- Riceviamo e Pubblichiamo

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