Home L'angolo del diritto Nuovo CCI: le novità del concordato preventivo

Con in Nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, che entrerà integralmente in vigore a settembre 2021, si è cercato di favorire il ricorso all’istituto concordatario al fine di superare e risolvere positivamente le crisi d’impresa cercando di recuperare le potenzialità aziendali prima che la situazione di insolvenza diventi del tutto ingestibile e irreversibile.

Uno degli istituti in questione (attualmente disciplinato dalla Legge Fallimentare), di cui farò una breve panoramica, è quello del concordato preventivo, innovato nella sua disciplina con l’avvento del nuovo CCI.

Nel CCI si declinano immediatamente le finalità del concordato, affermando nell’art.84, che con esso “il debitore realizza il soddisfacimento dei creditori mediante la continuità aziendale o la liquidazione del patrimonio”. Il Codice, dunque, disciplina due casi specifici:

  1. il concordato preventivo con continuità aziendale, ossia in grado di generare il soddisfacimento dei creditori tramite i proventi derivati dalla prosecuzione dell’attività;
  2. il concordato preventivo liquidatorio, ossia in grado di generare il soddisfacimento dei creditori tramite il ricavato ottenuto dalla liquidazione del patrimonio.

Nel caso del concordato preventivo con continuità aziendale il soddisfacimento dei creditori privilegiati, a differenza della norma precedente, non deve essere necessariamente integrale. Il concordato può infatti prevedere anche un soddisfacimento “prevalente dal ricavato prodotto dalla continuità aziendale”, laddove la prevalenza “si considera sussistente quando i ricavi attesi dalla continuità per i primi due anni di attuazione del piano derivino da un’attività d’impresa alla quale sono addetti almeno la metà della media di quelli in forza nei due esercizi antecedenti” al deposito del ricorso. Nel caso del concordato preventivo liquidatorio, invece, come riportato nel comma 4 dell’art. 84, il soddisfacimento dei creditori chirografari “non può essere in ogni caso inferiore al venti per cento dell’ammontare complessivo del credito chirografario” e anzi l’apporto di risorse esterne deve incrementare di almeno il 10% (rispetto all’alternativa della liquidazione giudiziale).

Per accedere a entrambe le tipologie di concordato preventivo, come presupposto soggettivo, possono accedere al suddetto concordato gli imprenditori commerciali non “sotto soglia”, con ciò a intendersi che restano fuori dalla disciplina gli imprenditori agricoli. Come presupposto oggettivo, affinché la domanda di ammissibilità sia valida, è richiesto che l’istante versi in stato di crisi o d’insolvenza. Precedentemente era richiesto specificatamente che l’istante versasse in stato d’insolvenza, ossia quella condizione in cui continuativamente nel tempo non si è in grado di adempiere alle proprie obbligazioni (uno stato immediatamente precedente all’inizio della procedura fallimentare). L’aver aggiunto, invece, anche lo stato di crisi è un’innovazione che dimostra come si voglia cercare con il nuovo CCI di prevenire la gravosa fase della vera e propria insolvenza andando ad agire già quando ci si trova in uno stato temporaneo di difficoltà, dando una possibilità in più all’imprenditore di avviare il risanamento aziendale, proprio grazie al concordato preventivo.

Per quanto concerne il caso del concordato preventivo con continuità aziendale, esso può dividersi in due sottocategorie (comma 2 dell’art.84):

  • continuità diretta, quando “in capo all’imprenditore che ha presentato la domanda di concordato”;
  • continuità indiretta, quando “sia prevista la gestione dell’azienda in esercizio o la ripresa dell’attività da parte di soggetto diverso dal debitore in forza di cessione, usufrutto, affitto, […] conferimento di azienda” e sia previsto anche il mantenimento o la riassunzione per i due anni successivi di almeno la metà della media dei lavoratori in forza lavoro della data azienda nei due esercizi precedenti.

Dovrà essere, poi, presentato insieme alla domanda di concordato, un piano di risanamento, che può al massimo essere con riserva di presentazione, da allegare però entro 60 giorni dalla richiesta, prorogabile (solo se sussistono giustificati motivi) per altri 60 giorni nel caso in cui non vi siano domande pendenti di apertura della procedura di liquidazione giudiziale.

Se si accede a questa domanda con riserva, si può presentare una documentazione ridotta, che verrà completata alla consegna della proposta e del piano, al termine assegnato dal tribunale. La proposta di risanamento dovrà fondarsi su un piano dettagliato delle attività attuative che siano concretamente in grado, sia di fatto sia di diritto, di trovare realizzazione. Il piano può prevedere:

  • la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma (comprendendo cessione dei beni, accollo, o altre operazioni straordinarie, come l’attribuzione ai creditori di azioni, quote, obbligazioni, ecc.);
  • l’attribuzione a un assuntore delle attività delle imprese interessate dalla proposta di concordato;
  • la suddivisione dei creditori in classi;
  • un trattamento differenziato tra creditori di classi diverse.

Esso può prevedere anche una moratoria di due anni dall’omologa di pagamento, proprio per consentire al debitore di far proseguire l’impresa e di non pagare subito integralmente i creditori privilegiati. Inoltre, il piano, congiuntamente alla documentazione prevista dall’articolo 39[1], dovrà indicare le cause della crisi, le strategie d’intervento (complete di tempistiche stimate per raggiungere il riequilibrio della situazione economico-finanziaria), le azioni risarcitorie e recuperatorie esigibili, le iniziative da compiersi in caso di scostamento tra obiettivi pianificati e obiettivi raggiunti, le ragioni della continuità aziendale (nel caso in cui sia stata scelta) e come essa possa essere di giovamento per il soddisfacimento dei creditori. Il tutto dovrà essere corredato da una dettagliata relazione di un professionista indipendente che attesti la veridicità dei dati e la fattibilità del piano.

Dalla data di presentazione della domanda fino alla raggiunta omologazione, poi, è bene ricordare che il debitore manterrà l’amministrazione dei suoi beni e l’esercizio dell’impresa, fermo restando che sarà comunque sotto la vigilanza del commissario giudiziale e che, nel caso in cui voglia attuare atti urgenti di amministrazione straordinaria, dovrà avere l’autorizzazione del tribunale, senza la quale non avranno efficacia i provvedimenti presi nel frattempo.

La procedura di concordato preventivo si chiude con la sentenza di omologazione, ma esso può anche essere risolto, nel caso in cui uno più creditori facciano richiesta di risoluzione per inadempimento degli obblighi assunti, oppure può essere annullato, sempre su istanza di un creditore o del commissario, se si scopre che è stato esagerato dolosamente il passivo dell’azienda o se sia stata sottratta o dissimulata volontariamente una parte dell’attivo rilevante. La richiesta di annullamento è da proporsi entro sei mesi dalla scoperta del dolo e non oltre due anni rispetto alla scadenza dell’ultimo adempimento previsto nel concordato.

AVV. NICOLA BRUNO

La Redazione- Riceviamo e Pubblichiamo

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